venerdì 20 dicembre 2019

NAPOLI, BIMBI MENO FORTUNATI SCRIVONO A BABBO NATALE "FAMMI GUARIRE"

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C’è chi chiede un lavoro per il papà, chi invece vorrebbe «guarire dalla malattia», chi spera
di trovare sotto l’albero «una macchinina telecomandata, tanti libri e tante caramelle». E chi - come il piccolo Adriano, 10 anni - pensa invece a un bel «volante per la Playstation». «Quest’anno ho fatto il bravo - scrive con soddisfazione - e vorrei proprio quel volante». 






Qualche riga più giù le indicazioni per la consegna del dono: «Se i valori sono bassi - spiega meglio Adriano - mi ricoverano di nuovo e mi troverai nel reparto del Pausilipon al primo piano. Ma se il volante non è possibile, caro Babbo Natale, non fa niente, non preoccuparti: scegli tu un gioco». 




La tradizione si ripete e, anche quest’anno, Anna Di Biase con la sua «Spa - Società per amore», ha organizzato la più solidale delle feste di Natale, quella in cui un piccolo gesto si trasforma in pura felicità per chi poco è abituato a vivere momenti di gioia e spensieratezza. 





Eccole qui le letterine inviate all’indirizzo di Babbo Natale: a scriverle i piccoli ospiti delle case famiglia, troppo spesso senza mamma e senza papà; i bimbi ricoverati all’ospedale Pausilipon, devastati talvolta più dalla solitudine che dalla malattia; e tanti altri apparentemente meno sfortunati, ma ugualmente figli del disagio e del dolore. C’è davvero di tutto in quelle buste di carta bianca consegnate nelle mani della “Spa”: parole pesanti come macigni, drammi familiari, amarezza, malattie, abbandono e storie drammatiche che li vedono protagonisti inconsapevoli di vicende molto più grandi di loro.






«Tanti di questi bambini li seguiamo da tempo - spiega Anna Di Biase - conosciamo le loro storie, e quelle delle famiglie con le quali vivono. C’è chi ha subito violenza, e chi, invece, i genitori non li ha mai neanche conosciuti. Un mondo tutto da scoprire - aggiunge - nel quale cerchiamo di entrare in punta di piedi per confortare senza mai invadere». In alcuni casi i bambini non chiedono nemmeno giocattoli ma solo un po’ di serenità e di amore. 





Alessandro, 9 anni appena compiuti, è uno di loro: «Come sai - scrive il piccolo a Santa Claus - questo è il primo Natale che festeggio a casa mia. Dopo tanti anni, finalmente, sono uscito dalla comunità». Alessandro fa riferimento alla casa famiglia dove ha vissuto a lungo con la mamma. Ma il suo problema adesso è un altro: «Lei lavora tanto e, purtroppo, non riesce a stare più con me». 






Da qui il desiderio - sussurrato in un orecchio a Babbo Natale - di aiutarlo a far sì che possano passare più tempo insieme con la speranza che, la mamma, riesca anche a mettere insieme i soldi necessari «per finire la mia cameretta che, pure se è bella, è ancora tutta vuota». E poi c’è Mohamed, di Damasco, un desiderio su tutti: «Pace e serenità per la mia famiglia in Siria».






La storia di Carmen, 10 anni, è un pugno nello stomaco: «Due anni e mezzo fa ho avuto la “malattia”. - scrive - Per fortuna a giugno ho finito le cure, ora ci sono solo i controlli e finalmente sono libera di correre e giocare. E siccome sono bravissima - e quando mi pungono per i prelievi non piango più - vorrei avere un gioco della Nintendo Switch e quello di Kirby Star Allies». Non solo, la piccola Carmen - che si firma “la guerriera” - pensa anche al fratellino: «Si chiama Alfredo - spiega a Babbo Natale - ma non preoccuparti, per lui va bene lo stesso gioco che ho scelto io». 





Infine, Alessia, 5 mesi e mezzo. Per lei scrive sua madre che racconta una storia di botte, indigenza e prevaricazioni ma, per fortuna, a lieto fine: «Il peggio è passato, ora siamo tutti più sereni e tu, Babbo Natale, portami, se puoi, un regalino adatto a me, una bambola per mia sorella e un gioco bello per mio fratello di tre anni e mezzo». Ogni lettera raccolta dai volontari della “Spa” sarà consegnata ad altrettanti benefattori che si occuperanno di esaudire i desideri dei bambini. «Il nostro obiettivo - conclude la Di Biase - è quello di regalare, almeno a Natale, un momento di gioia a chi vive nella sofferenza e nella precarietà».




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