venerdì 27 marzo 2020

Partorire al tempo del Coronavirus. I papà non possono assistere




Si partorisce da sole. Senza il compagno, ed è quello che dovrebbero fare tutti gli ospedali.
E’ il senso del messaggio che arriva da Perugia e che viene motivato direttamente dal primario della Ginecologia, Giorgio Epicoco. «Ci sono serie ragioni di sicurezza che lo impongono, bisogna chiarire che c’è un forte rischio di contagio e bisogna ridurre tutte le possibilità che ciò avvenga. Da noi la donna incinta è da sola in camera e in sala parto».


Approfondimento Dall’indagine che Umbria24 ha svolto sulla condizione delle nascite in Umbria ai tempi del Coronavirus emerge una regione divisa a metà. A Perugia e a Terni, in sala parto, entra soltanto la partoriente, mentre a Città di Castello (eccezione nella Usl1), entra una persona insieme alla donna, indicata da questa.


Branca Caso a parte a Branca. «Qui -spiega una operatrice che risponde al telefono del reparto di Ostetricia -la situazione è in evoluzione. Cambiano le indicazioni. Ad esempio la notte scorsa (tra martedì e mercoledì), gli uomini non sono entrati con le compagne durante il parto. Tuttavia vale per tutti il principio che se il compagno arriva con la donna, allora rimarrà all’interno dell’ospedale tutto il tempo del ricovero, per evitare continui ingressi e uscite».


Asl 2 Anche a Foligno e a Spoleto, in generale negli ospedali della Asl 2, insieme alla partoriente entra una persona, a scelta della donna. Una situazione questa della disparità di decisioni che sta determinando anche episodi di donne che minacciano di andare a partorire lì dove è consentita la presenza di una persona in sala parto. Determinando quindi possibilità di maggiore movimento, contatti e contagio.


Appello a rispettare misure E la questione è plasticamente spiegata dal primario Epicoco: «In una situazione di emergenza come quella attuale – dice – bisogna innanzitutto comprendere che circa l’8 percento dei positivi al Coronavirus è personale sanitario. Quelli cioè che, pur utilizzando presidi di sicurezza, si contagiano. Significa che non ci sono presidi che escludono, al cento per cento, la possibilità di contagio. 


Questo occorre farlo sapere particolarmente a quei mariti o compagni delle donne che devono partorire, che si presentano negli ospedali e chiedono di entrare in sala parto, bardati. O comunque che gli venga fatto il tampone per escludere che siano positivi in modo da entrare. Intanto, il tampone non può essere fatto a chi non ha sintomi. In secondo luogo, in una sala parto di 10 metri quadrati, c’è già la donna e due ostetriche. E due medici se ce n’è bisogno. Non sussistono quindi le distanze minime di sicurezza».


Sole anche in reparto Epicoco spiega come le misure è importante che si rispettino non soltanto in sala parto: «Siamo nella condizione in cui per tutelare le persone dobbiamo tutelare i medici che le devono curare. In camera, in reparto, da noi la donna che deve partorire rimane da sola. Può entrare una persona, soltanto nell’orario previsto per le visite in tutto l’ospedale, tranne che non si tratti di casi particolari. Noi abbiamo dovuto riorganizzare l’orario di presenza e la disponibilità di medici alle sole inderogabili necessità, per ridurre al massimo i contatti e quindi i rischi di contagio. Un medico per volta: ad esempio se c’è il mio sostituto Saverio Arena – spiega Epicoco – non ci sono io, e viceversa. 



Nessun intervento chirurgico se non urgente. Eliminati tutti gli interventi programmati che non hanno caratteristica di urgenza. Il medico non è soltanto una possibile vittima, ma canale di contagio, oltre che per i suoi familiari, anche per molti pazienti, e per altri medici che, invece, in questa fase, devono stare in prima linea. 


Noto troppa disattenzione e comportamenti inaccettabili, c’è bisogno che tutti capiscano la situazione in cui siamo».
Positive In Umbria attualmente risultano almeno 3 donne prossime all’appuntamento del parto, che sono positive al Coronavirus. Una donna a Terni, che dopo avere partorito, ha avvertito i sintomi, è rientrata nella struttura ospedaliera ed è intubata in Rianimazione ma – secondo quanto riferisce l’Azienda ospedaliera di Terni – è stata trovata negativa. È positiva e si trova nel reparto di Malattie infettive, sempre a Terni, un’altra donna. Mentre altre due in provincia di Perugia, risultano positive.


Perugia centro di riferimento E’ l’ospedale perugino insieme a quello ternano, ad essere indicato, a livello regionale, struttura di riferimento per il parto di donne affette da Covid-19. «Qui è stato predisposto un sistema per questo tipo di parti, separato dai quelli normali che vengono garantiti come sempre. Per le donne che risultano positive o con sintomi riconducibili al Coronavirus, il percorso è del tutto autonomo. Le positive vanno in ‘Malattie infettive’ e qui vengono seguite da una nostra equipe – spiega Epicoco -. Al momento del parto vengono portate nella sala parto predisposta che è anche sala operatoria per il parto cesareo. Percorreranno un tragitto durante il quale non possono incontrare nessuno e il personale sanitario è bardato come da protocollo. 


Non è possibile nessun contatto tra questo percorso e quello della Ginecologia normale. Poi la donna viene riaffidata a Malattie infettive. Il nascituro, se non presenta sintomi e tranne complicazioni, resta con la mamma e viene allattato direttamente da lei o tramite spremitura del suo latte. In caso di madre intubata, allora viene affidato all’Utin (terapia intensiva neonatale)».

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