sabato 13 giugno 2020

Bimba soffocata a otto mesi, la mamma: «Non so cosa è successo quella notte»




«Non so cosa sia accaduto quella notte. So che mio marito ha provocato le lesioni sul viso a nostra figlia quando la stringeva a se o la baciava».



Questo ha dichiarato giorni fa in aula, Immacolata Monti, la madre della piccola Jolanda, la bimba di otto mesi morta nella notte tra il 21 e il 22 giugno scorso, a Sant'Egidio del Monte Albino. In Corte d'Assise a Salerno si sta celebrando il processo nei riguardi dei due genitori, Immacolata Monti e Giuseppe Passariello. Proprio la donna, dinanzi ai giudici, ha reso dichiarazioni spontanee riguardo i fatti di quella notte, descrivendo i comportamenti del marito nel passato. 


Secondo la stessa, a seguito di quella barba folta che l'uomo portava, avrebbe provocato più volte alla propria figlia segni e lesioni sul viso e il resto del corpo. Ma sulla notte del presunto delitto invece - i due sono imputati per omicidio volontario e maltrattamenti - la donna ha spiegato di non sapere cosa fosse accaduto alla bambina. Dopo aver visto che non respirava, durante la notte, aveva chiesto aiuto ad una vicina di casa. Monti era stata arrestata qualche settimana dopo il marito, poi scarcerata e rimessa agli arresti domiciliari lo scorso aprile. In aula, i periti dell'accusa hanno invece confermato quanto riferito nella loro relazione, nella quale viene spiegato che la morte della piccola era avvenuta per soffocamento. Un'azione a sua volta compatibile con l'uso di un cuscino.


 Lo stesso cuscino di cui i due genitori parlarono un anno fa, in commissariato a Nocera, mentre venivano intercettati in ambientale. La coppia, fermata poco dopo la morte della piccola, ragionava sull'opportunità o meno di far sparire il guanciale, prima dei controlli della polizia. Secondo l'impianto accusatorio della Procura di Nocera Inferiore, ad uccidere la piccola sarebbe stato il padre, Giuseppe Passariello. La donna invece, seppur con accuse in concorso, risponde delle sue presunte condotte omissive, non avendo impedito il delitto della figlia nè che venisse maltrattata per un lungo periodo. Nel collegio difensivo gli avvocati Vincenzo e Silvio Calabrese. 

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