venerdì 21 agosto 2020

Oggi l’ultimo saluto al piccolo Evan, il papà abbraccia il feretro in lacrime: “Ti renderò giustizia”





Arriva nella Chiesa del SS.Crocifisso alle 16.15 il carro funebre che trasporta la piccola salma bianca del piccolo Evan.


Dietro di lui, lo strazio e le lacrime del papà Stefano Lo Piccolo, della nonna Elisa Congiu e del suo compagno Roberto Amore , attorniati dai parenti e gli amici più stretti che indossano magliette bianche con una foto di Evan con in mano un gelato: l’immagine più semplice e allo stesso tempo più cruda che ricorda l’ingenuità e la spensieratezza che avrebbero dovuto accompagnarlo ancora per tanti anni ma che questo mondo gli ha negato.


Il funerale, seppur molto partecipato, è apparso quasi come “intimo” senza il bagno di folla che ci si aspettava avrebbe invece riempito la piazzetta davanti alla Chiesa in questo giorno di lutto cittadino per Rosolini.
Nei primi banchi, dopo la famiglia, il Sindaco Pippo Incatasciato con la fascia tricolore,accompagnato dall’Assessore ai Servizi Sociali e parte della giunta.
Poche parole, e tanto silenzio. Assordante quello del papà Stefano che in lacrime abbraccia il feretro del figlioletto all’interno della chiesa, poco prima dell’inizio della cerimonia. E tra le lacrime, un sorriso. Un sorriso a quel piccolo feretro bianco e un abbraccio rassicurante che sembra quasi gridare: “Adesso sono con te, adesso sei al sicuro”.
Commosso e in lacrime anche Don Giorgio Parisi che ha officiato la cerimonia assieme a Don Alessandro Spatola. Lo stesso Don Giorgio che, profondamente scosso, ha atteso l’arrivo del feretro sul ciglio della strada, proprio davanti alla chiesa.
“Nessuno di noi vorrebbe essere qui a dare l’ultimo saluto al piccolo Evan” – ha detto durante la sua omelia conclusasi con un applauso scrosciante. “Non chiederemo a Dio il paradiso perché Evan è già lì. Chiederemo la consolazione e il conforto. Chiederemo di imparare ad essere persone che sanno ascoltare Dio e gli altri, chiederemo di imparare a non voltarci dall’altra parte. Chiediamo perdono al Signore perchè possa trasformarci in buoni e misericordiosi”. Oggi Evan è tra le braccia le Dio, tra gli angeli. È così che voglio pensarlo”.


La rabbia per la sua intollerabile storia di violenza, così silenziosa (forse)  ma anche così tragicamente letale, si percepiva chiaramente tra i partecipanti, come singhiozzi tra il pianto di padri e madri, fratelli e sorelle, tutti cittadini di una società che sente in parte di aver fallito.
“Ricordo perfettamente la prima volta che i miei occhi hanno guardato i tuoi. Io ti  amavo di un amore indescrivibile. Le mie braccia per te erano un porto sicuro, ma non sono bastate, non sono bastate! “- queste le parole della nonna Elisa Congiu che non ha avuto però la forza (così come papà Stefano) di leggere lei stessa quelle poche righe.  “Dietro la tua morte c’è stata troppa omertà. Chi sapeva poteva fare qualcosa, ma non l’ha fatto. E così ti ha lasciato nelle mani dei tuoi carnefici. Adesso però nessuno potrà farti male perché sarai tra le braccia degli angeli e volerai in alto”.
Pure nel giorno del funerale invece papà Stefano continua a non darsi pace: “Perdona i miei errori -dice la sua lettera. “Farò di tutto per renderti giustizia affinché la tua morte non sia vana“.
Sulla salma bianca la foto del piccolo Evan Giulio, la maglietta bianca e un peluche. Fuori dalla chiesa, a salutarlo per l’ultima volta, palloncini bianchi e lacrime.
Un volo in alto anche per Evan, libero adesso e al sicuro, lontano da un mondo che non è riuscito a proteggerlo.

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