venerdì 28 agosto 2020

Scuola, tutti i nodi per la ripartenza: dai trasporti ai banchi fino alla mascherina in aula. Cosa c'è da sapere






Tra meno di venti giorni gli studenti italiani, che sono a casa ormai da sei mesi, dovrebbero tornare in classe.
Il condizionale però è d’obbligo, visto che le difficoltà sono ancora tante e su tutto incombe l’aumento dei contagi da Covid-19.





Se l’aspetto sanitario sta nelle mani medici, docenti e presidi sono alle prese con l’organizzazione scolastica, mai tanto in salita come quest’anno. Le nuove misure di sicurezza hanno imposto, infatti, nuovi regolamenti che stanno stravolgendo le scuole. E il ritardo nella messa in pratica sta facendo il resto: per i dirigenti scolastici e i loro collaboratori è stata un’estate di fuoco, scandita da norme e linee guida, risorse da trovare e metri da misurare.

TRASPORTI
Uno dei nodi principali, quello che sta tenendo in un duro pugno di ferro il Governo e le Regioni, è il trasporto pubblico per gli studenti. Riaprire le scuole significa far muovere 8 milioni di studenti, spesso con famiglia al seguito, e circa un milione tra docenti e personale scolastico. Proprio nel momento in cui molti riprenderanno il lavoro in presenza, tornando dallo smart working. I trasporti potrebbero andare in tilt. Niente di più facile visto che da mesi le vetture stanno  già viaggiando a capienza ridotta, praticamente dimezzata. La prova di settembre potrebbe far saltare tutto. Il distanziamento, infatti, resta anche sul bus o in metro, quindi l’attesa alle fermate potrebbe essere infinita. Con due gravi conseguenze: gli assembramenti alla fermata e i ritardi a scuola, dove salterebbe tutta l’organizzazione e la ripresa in sicurezza. Da qui la necessità di scaglionare gli orari di ingresso. Ma per farlo, le scuole devono conoscere con certezza la portata dei flussi e la carenza dei mezzi su strada.

AULE
La prima criticità emersa dalle scuole è la mancanza di spazi che, con la regola del distanziamento, in molte situazioni devono essere praticamente raddoppiati. Ma oggi 27 agosto, a distanza di settimane dall’avvio della ricerca di nuovi ambienti didattici, secondo l’Associazione nazionale dei presidi, devono essere sistemate circa 20mila aule. Si tratta di oltre 400mila ragazzi ancora senza una classe. La ricerca di spazi aggiuntivi nei teatri, musei e cinema non è andata sempre a buon fine: dagli enti locali come Regioni e province, non sono arrivare le risposte attese. E così circa in 20mila aule si rischia di far lezione senza distanziamento.

BANCHI MONOPOSTO
Sono in arrivo. Lo ha assicurato il commissario straordinario Domenico Arcuri, dettando il calendario delle consegne nelle scuole. I primi arriveranno già domani. Ma poi si andrà avanti per tutto il mese di settembre e di ottobre. Se tutto va bene, le ultime scuole riceveranno i nuovi arredi a fine ottobre. Nel frattempo come faranno a far lezione? Nei nuovi ambienti didattici sarà impossibile far lezione senza banchi e sedie. La precedenza nelle consegne sarà data alle scuole primarie e ai territori in cui l’allerta die contagi è maggiore


MASCHERINE
Mascherina sì o mascherina no? Sarà la curva dei contagi a dire l’ultima parola. Per il momento la mascherina a scuola si indosserà, soprattutto negli ambienti comuni come corridoi, ingressi e bagni. Anche al banco se non si riesce a mantenere il distanziamento di un metro. La regola del Comitato tecnico scientifico parla chiaro: "Sopra i sei anni – hanno detto gli esperti del Cts il 19 agosto – sarà richiesto, in Italia come in altri Paesi, l’uso della mascherina e il distanziamento. Poi ci saranno condizioni particolari, come nel caso di un ragazzo non udente in classe o durante l’interrogazione, che saranno valutati. L’indicazione però sarà: utilizziamo la mascherina perché è un importante strumento contro il virus”. Il prossimo aggiornamento dal Cts arriverà dalla riunione prevista per il 1 settembre. Le mascherine saranno comunque fornite dallo Stato che ha previsto un quantitativo di 11milioni di pezzi al giorno


DOCENTI
Più aule, più banchi e quindi più docenti: la regola del raddoppio vale per tutti, anche per gli insegnanti e i bidelli. Quindi se in una scuola è necessario sdoppiare una classe in due ambienti distinti, ci sarà inevitabilmente bisogno di più banchi ma anche di un altro insegnante per fare lezione. E a catena anche di un maggior numero di bidelli, per mantenere la pulizia e la sorveglianza. Nelle scuole verranno avviati 70mila nuovi contratti a tempo determinato per docenti e personale ata, proprio per fare fronte a queste necessità dettate dall’emergenza: la ministra Lucia Azzolina ha firmato oggi il decreto. Andranno nei territori più a rischio, con maggiori difficoltà logistiche e organizzative, in base alle richieste delle scuole. Non è ancora deciso quando arriveranno fisicamente nelle scuole. Si tratta di un aspetto importante per avviare le lezioni già dal 14 settembre


MISURAZIONE DELLA TEMPERATURA
Secondo le linee guida dell'Istituto superiore di sanità, la misurazione della temperatura avviene a casa, non all'ingresso della scuola. Questa decisione non ha messo tutti d'accordo: dare alle famiglie la responsabilità di controllare la febbre, ogni giorno, ai ragazzi non piace. I docenti sanno bene che spesso gli alunni arrivano a scuola già con la febbre, senza che il genitore controlli. Questo aspetto rappresenta un altro terreno di scontro tra Governo e Regioni: il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, ha chiesto di rivedere la norma affinché la misurazione avvenga anche a scuola.


TEST SIEROLOGICI
Volontari e gratuiti, i test sierologici sono partiti tra il personale scolastico. E’ possibile sottoporsi all’analisi fino al 7 settembre prossimo. Quel che sta emergendo in queste ore è una scarsa adesione da parte del personale scolastico: secondo la Fimmg, la Federazione dei medici di medicina generale, aderisce allo screening solo il 30% dei docenti contattati. I motivi possono essere principalmente due: da un lato ci sono i docenti che non vogliono partecipare, in tanto contrari, dall’altra ci sono quelli che in questi primi giorni di test non si trovano a casa, essendo ancora agosto, e non prendono l’appuntamento. Quindi il rischio è che poi, a settembre, gli ambulatori dei medici si ritroveranno in sovraccarico con un’impennata di adesioni.

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