domenica 27 settembre 2020

Scuola e Covid, tosse (senza febbre) al mattino: cosa fare? Guida per genitori, 10 domande e 10 risposte





 1- Ore 7,30, il bambino ha un po’ di tosse e mamma o papà gli provano la febbre.

Non ce l’ha, deve comunque restare a casa? Secondo le indicazioni operative dell’Istituto superiore di sanità il bambino non deve andare a scuola se presenta febbre o qualunque tipo di sintomo compatibile con il covid. Che fare?

Dipenderà dall’entità della tosse. Occasionali e isolati colpi di tosse mattutini non rappresentano una controindicazione alla frequenza scolastica. Il consiglio di Alberto Villani, presidente della società italiana di pediatria che con Sergio Iavicoli, direttore medico Inail, ci aiuta a rispondere a queste domande, è sfoderare l’intuito tipico di genitori attenti ai propri figli.

2 - Il bambino non ha sintomi ma i genitori sanno che la prassi più corretta è provargli la febbre comunque, ogni mattina, prima di accompagnarlo a scuola. Ha 37,2 di febbre. Che fare?
Per febbre si intende, secondo le linee guida internazionali, una temperatura superiore a 37.5, che viene indicata anche dall’Organizzazione mondiale della sanità come uno dei sintomi più frequenti di Covid-19. Secondo le linee guida si deve rimanere a casa in presenza di una temperatura corporea che supera i 37.5, quindi con 37.2 si va a scuola. 

3 - Il bambino ha 37,5 di febbre. Resta a casa, si avvisa la scuola che informa subito (immaginiamo) il referente interno per il covid. I genitori telefonano al pediatra o al medico di base per il triage telefonico. Probabilmente, sulla base del quadro attuale, sarà un’impresa tutt’altro che facile: pediatri e medici difficilmente rispondono al telefono perché stanno visitando sul territorio o nel proprio studio. Molti pediatri per esempio danno disponibilità per consulti telefonici veloci in limitate finestre di tempo al mattino, ma non è facile riuscire a contattarli effettivamente perché le richieste sono molte. Non si riesce: che fare? Lo stesso vale se la scuola avvisa che il bambino, senza febbre all’ingresso, alle 12 ha la temperatura a 38. Oppure ha problemi intestinali.


Se il bambino ha una temperatura corporea superiore a 37.5 deve restare a casa. I genitori devono contattare il pediatra di libera scelta o il medico di medicina generale per la valutazione clinica di quanto riferiranno (triage telefonico). Non essendoci urgenza si verrà ricontattati in tempi ragionevoli per dare indicazioni. Il contatto col medico può avvenire per telefono, sms, whatsapp, e-mail.

4 - Per fortuna si riesce: dal triage risulta una significativa probabilità che si tratti di covid. Si cerca di fare subito il tampone? Se si, dove? La Asl, certo. Ma l’indicazione è generica: qualcuno darà riferimenti più precisi su luoghi, modi e tempi? E poi, sarà davvero possibile farlo?

Il pediatra di libera scelta e il medico di medicina generale, in caso di sospetto Covid-19, richiedono il test diagnostico e lo comunicano al dipartimento di prevenzione della Asl che provvede all’esecuzione del test dando alla famiglia le indicazioni su dove effettuato. In ogni Asl verrà individuata una figura di riferimento per gestire il rapporto con la scuola e le famiglie. Saranno previsti dei percorsi che verranno comunicati ai genitori

5 - Si fa e il tampone risulta positivo. A quel punto lo stesso test va fatto anche a fratelli che vanno a scuola, genitori, nonni, tate, etc?
Indipendentemente dalla parentela sarà il dipartimento di prevenzione della Asl ad attivarsi per l’approfondimento dell’indagine epidemiologica avviando dunque, con le normali procedure di contact tracing, la ricerca dei contatti stretti per lì'attuazione dei provvedimenti ritenuti necessari.

6 - Il tampone va fatto subito a tutti i compagni di classe, insegnanti, eventuali compagni di gioco durante l’intervallo? E anche ai bambini che frequentano al pomeriggio gli stessi corsi di inglese, basket, musica? fare?
Anche in questo caso sarà il dipartimento di prevenzione della Asl ad attuare il contacn tracing col supporto del referente scolastico per il Covid-19.

7 - I genitori del bambino, se fanno il tampone e risultano negativi, per precauzione avvertono il datore di lavoro e stanno se possibile a casa in Smart working? E quando non è possibile?
E’ opportuno avvertire il datore di lavoro anche in relazione alle forme di tutela previste dal rapporto contrattuale e dalle normative in vigore legate all’emergenza. 

8 - E se i genitori risultano positivi? Ovviamente scatta la quarantena per tutta la famiglia. Per la classe no, ma il datore di lavoro del singolo genitore a quel punto cosa deve fare? I colleghi di mamma e papà vengono sottoposti al test?
Sarà il Dipartimento di prevenzione a condurre l’indagine epidemiologica ed attività di contact tracing anche in riferimento al contesto lavorativo. Il “Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro” prevede la collaborazione dell’azienda con le autorità sanitarie per la definizioni degli eventuali contatti stretti di un lavoratore riscontrato positivo al tampone al fine di applicare le necessarie misure. Pertanto sarà il Dipartimento di prevenzione a stabilire l’esecuzione di test.

9 - Ogni volta che il bambino presenta uno dei sintomi più comuni, con o senza febbre, deve fare il tampone? E così i genitori? Quanti tamponi saranno necessari?
Sarà sempre il pediatra o il medico di famiglia a decidere, in base alla valutazione clinica (triage telefonico) a decidere se richiedere l’esecuzione del tampone. Successivamente sarà l’autorità sanitaria a decidere se e quando effettuare ulteriori tamponi.

10 - La prima ondata del covid ha messo sotto pressione gli ospedali e in particolare ha dimostrato l’insufficienza delle terapie intensive, che sono state rafforzate. Da settembre in poi sotto pressione potranno essere sottoposte le prime linee sanitarie territoriali vicine alle famiglie. Come verranno rafforzate? Tanto più pensando che i genitori dovranno attrezzarsi per far fronte a possibili frequenti assenze da scuola del bambino. È vero che mascherine e distanziamento potranno allontanare anche altre malattie, ma i diversi sintomi che fanno scattare l’allarme, e magari un po’ d’ansia, renderanno più semplice decidere che è preferibile tenere a casa i piccoli, piuttosto che esporli. Più semplice, non più facile: da soli a casa i bambini non possono restare. Sani o malati.


La medicina territoriale, non ospedaliera, è stata potenziata per fronteggiare l’emergenza. Nel Rapporto ISS-Covid-19 appena pubblicato viene raccomandato che i dipartimenti di prevenzione identifichino figure professionali – referenti per l’ambito scolastico e per la medicina di base (assistenti sanitari, infermieri, medici), che, in collegamento funzionale con i medici curanti di bambini e studenti, supportino la scuola e i medici curanti per le attività individuate dal protocollo e che facciano da riferimento per un contatto diretto con il dirigente scolastico o un suo incaricato (referente scolastico per COVID-19 e con il medico che ha in carico il paziente.

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