domenica 1 novembre 2020

De Luca, parla la mamma del "latte al plutonio": «Basta prenderci in giro, riapra le scuole piuttosto»


 


«Sono arrabbiata e dispiaciuta, vorrei far parlare Vincenzo De Luca con il mio bambino, si renderebbe conto che è tutto vero», dichiara Arianna Montesano, la mamma derisa dal presidente della Regione Campania nell'ultimo video su Facebook. 



Il governatore campano commentava l'intervista a una donna che raccontava di aver visto la figlia in lacrime perché impossibilitata a tornare tra i banchi di scuola. Un video che ha scatenato la polemica e per il quale De Luca ha poi chiesto scusa. La «mammina dalla mascherina di tendenza» della «bambina cresciuta a latte e plutonio» ora dice la sua e precisa di essere madre di un figlio maschio.  



«Non mi interessa il passo indietro, non è una questione personale. Vorrei solo che il presidente ripensasse quel che sta facendo sulla scuola e per la scuola, che prendesse in considerazione le nostre proteste. Vorremmo soluzioni reali e non chiusure e basta», dice la 37enne, consulente del lavoro, al Fattoquotidiano.it. La donna difende la sua versione e la ribadisce. «Mio figlio è venuto da me piangendo e mi ha detto mamma voglio andare a scuola per imparare scrivere», aveva detto nell'intervista. Da qui la derisione di De Luca, che parla del bambino al femminile: «Credo che sia l’unica d’Italia che piange per andare a scuola e che dà pure la motivazione, mi mancano gli endecasillabi, è un ogm cresciuta dalla mamma con latte al plutonio, l’unica al mondo è stata trovata da questo intervistatore».

 




 

Arianna spiega, inoltre, che la mascherina era una semplice chirurgica. «Chi ricopre una carica istituzionale non può prendersi gioco di noi in un momento drammatico come questo. De Luca ci tratta come persone che non capiscono niente, come negazionisti che vogliono mandare i figli a scuola perché non sanno altrimenti come fare, quando invece anche noi siamo preoccupati, abbiamo paura come tutti quanti. Paura per noi, per i nostri figli e i nostri genitori; ma anche nella paura noi vogliamo delle soluzioni per far vivere e crescere i nostri bambini e invece veniamo presi in giro».

 




«Se avessi davanti De Luca - continua - lo farei parlare con il mio Alessandro, di cinque anni e mezzo. I bambini riescono a spiegare le cose con le parole più semplici e più dirette. Così forse De Luca capirebbe cosa significa fare la Dad così piccoli. Mio figlio lo metterebbe in difficoltà, stia sicuro... Vorrei solo che De Luca ripensasse quel che sta facendo sulla scuola e per la scuola, che prendesse in considerazione le nostre proteste. Vorremmo soluzioni reali e non chiusure e basta».


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