lunedì 8 febbraio 2021

Luigi il neonato lasciato in chiesa a Bari è stato affidato a una famiglia e la sua storia è diventata un libro





È l'estate del 2020. Il 19 luglio, per essere precisi: 8,15. Il cellulare di don Antonio Ruccia, parroco di San Giovanni Battista, squilla.

Lui si precipita nella chiesa nel quartiere Poggiofranco di Bari e, nella culla termica, trova un bambino, con accanto un biglietto lasciato dai genitori. Veniva indicato il nome, Luigi, la data di nascita e un messaggio: "Diceva che la mamma e il papà lo avrebbero amato per sempre".


Ora, l'emozionante storia viene narrata nel libro 'È vita! Storia di un bambino scartato, abbandonato... affidato', curato dallo stesso don Antonio. "Non è un semplice libro da leggere", viene scritto nel libro edito da Il pozzo di Giacobbe, già disponibile (si può richiedere anche in parrocchia).


"Non è una raccolta di notizie, un commento a una news che ha scosso un pezzo d'estate, un pianto da far tacere, un bimbo da rivestire. È una vita da custodire e amare, una persona a cui dar vita, una vita che invita a non rimanere nell'indifferenza. È una vita a cui dar vita sempre, perché i bimbi non fanno sbagli quando vengono al mondo".

Il libro contiene gli articoli - compreso quello di Repubblica - e i servizi televisivi che hanno raccontato l'episodio in estate. "In più - aggiunge don Antonio - questo collage è inframmezzato da scritti di docenti che non hanno commentato la vicenda, ma hanno dato un loro significato, e da due miei interventi".

Don Antonio ha pensato al libro per due motivi: "Il primo è che forse, tra vent'anni, quando il bambino sarà grande, vorrà saperne qualcosa in più. E il libro nasce anche per mettere in evidenza come, nel caos del lockdown e della pandemia, il piccolo rappresenti un'icona stupenda di una vita che intende rinascere, da qui il titolo. 


Sottolineiamo che il bambino, a livello giuridico, non è stato abbandonato ma affidato alla comunità parrocchiale: non è stato lasciato sui gradini della chiesa, o fuori dal cancello, ma nella culla termica".

Il bambino è stato poi affidato a una famiglia, e don Antonio non ha naturalmente più avuto sue notizie. Ma non potrà dimenticarlo: "Ora non so più niente del bambino. C'è stato un segno di paternità da parte mia nei suoi confronti, l'ho preso in braccio. È un segno indelebile".

Nessun commento:

Posta un commento

Giovane mamma 32enne si toglie la vita: non è riuscita a superare la violenza di gruppo subita

Aveva solo 32 anni  Nicola McIntyre,  una donna che il 29 agosto scorso si è tolta la vita.