venerdì 19 marzo 2021

In carcere da 17 anni per l'omicidio dei 4 figli. Ma la scienza riapre il caso: «Forse era morte naturale»


 


Condannata a 30 anni di carcere, ne ha già scontati 17 con un'accusa terribile: aver ucciso, soffocandoli, i suoi quattro figli piccoli. 




Lei si chiama Kathleen Folbigg ed è una donna australiana, che nel suo Paese è conosciuta come una delle peggiori serial killer di sempre: ma la scienza potrebbe scagionarla. Secondo qualcuno infatti i quattro figli potrebbero essere tutti vittime di morte naturale: ipotesi tutta da verificare, ma su cui ricerche sono in corso.




 

L'aiuto a Kathleen, tra l'altro, potrebbe arrivare proprio dall'Italia. Una dottoressa australiana ha infatti chiesto un parere ad un cardiogenetista, Peter Schwartz, direttore del Centro per lo studio e la cura delle Aritmie cardiache di origine genetica all'Istituto IRCCS di Milano e uno dei maggiori esperti in circolazione: per due dei quattro bambini uccisi l'ipotesi è quella di una mutazione del DNA sul gene della Calmodulina, mentre gli altri due potrebbero essere stati stroncati da una forma mortale di epilessia.

 



Questo tipo di alterazione sui geni che regolano la Calmodulina si può associare ad aritmie cardiache gravi, che possono causare anche la morte in tenera età. Secondo quanto spiegato da Schwartz a Salute, in due dei quattro bambini morti (entrambi nel sonno) è stata riscontrata la presenza di una mutazione ereditata dalla madre proprio sul gene della Calmodulina, che fa pensare «che sia stata questa la causa della morte: quando si trova una mutazione» di questo genere «è pratica corrente considerare questa la causa della morte». 




 

Questa scoperta potrebbe essere importante per prevedere eventuali morti precoci: anche le SIDS, le cosiddette morti in culla, sarebbero legate a un tipo simile di mutazioni genetiche. E con adeguate terapie i piccoli pazienti in cui vengono trovate queste mutazioni possono vivere una vita normale. Per ora le ricerche sulla presenza di questi cambiamenti genetici nelle vittime di SIDS hanno dato esito negativo, ma secondo Schwartz è indispensabile il ruolo dello screening neonatale, così come il monitoraggio delle gravidanze.

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