martedì 29 giugno 2021

Sorelline rapite e uccise dal papà: «Voleva fuggire, poi si è sentito braccato e si è suicidato»


 


Tomás Gimeno, dopo aver ucciso le sue due bambine, era pronto a fuggire. Per questo motivo aveva deciso di riprendere il largo, allontanandosi dall'isola di Tenerife




Dopo aver incrociato, però, una pattuglia della Guardia Civil, si è sentito braccato e per questo ha scelto di togliersi la vita. È questa l'ipotesi principale secondo gli inquirenti che indagano sul caso di Anna e Olivia, le due bambine rapite e uccise per la peggiore delle vendette possibili nei confronti della loro mamma.




Le indagini proseguono, così come le ricerche del corpo di Anna, la più piccola delle due bambine, e di quello di Tomás Gimeno. Nonostante l'impiego di una nave oceanografica, finora è stato possibile rinvenire, a circa mille metri di profondità e all'interno di un sacco, solo il corpo di Olivia, la bambina più grande, di sei anni. Gli inquirenti ormai propendono per la tesi del suicidio del papà che ha ucciso le due sorelline, scartando la fuga. Smentita, almeno sentendo gli esperti, l'ipotesi della morte dolce: «Probabilmente si è ucciso legandosi dei pesi al corpo e gettandosi in mare aperto».




L'ipotesi trova anche il favore di Joaquin Amills, l'avvocato di Beatriz Zimmermann, l'ex compagna che Tomás Gimeno aveva voluto punire col dolore più grande possibile per la fine della loro relazione. «Sono sicuro che avesse pianificato tutto e che abbia agito in maniera scientifica, tranne per l'ultima parte delle sue azioni, cioè il suicidio» - spiega il legale, riportato anche da 20minutos.es - «Anche io sono convinto che volesse fuggire, ma dopo aver visto le pattuglie di polizia e Guardia Civil deve essersi sentito braccato. Non credo si sia ucciso per un sincero pentimento, ma solo per non dover subire le conseguenze delle sue azioni. Era un grande narcisista e sicuramente non avrebbe sopportato di essere visto in maniera negativa dagli altri».

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