domenica 6 marzo 2022

Sofia, la 13enne ferita a Kiev è in salvo a Roma: uccisi genitori e fratelli. «La ragazza non sa che sono morti e chiede di loro»




Venerdì sera è arrivata a Roma, Sofia, una bambina di 13 anni ferita gravemente da quattro proiettili a Kiev.

Sofia è arrivata dopo quasi tre giorni di un drammatico viaggio in ambulanza accompagnata dalla nonna ed è ricoverata al San Raffaele. La ragazza è semiparalizzata. 


Durante uno scontro a fuoco, ha perso tutta la famiglia: i genitori Anton Kudrin e Svetlana Zapadynskaya, il fratellino Semyon e la sorellina Polina, entrambi più piccoli di lei. Secondo quanto riporta Il Messaggero di oggi, chiede costantemente di loro e non ricorda nulla della tragedia, non sa che i suoi cari sono morti.


Ma come sta Sofia? “Presenta una tetraparesi, prevalente a destra, esito di ferite da arma da fuoco, le principali in sede cervicale e cranica, subite mentre era in macchina con tutta la sua famiglia, e lei è ad oggi l'unica superstite. I parametri vitali, saturazione, frequenza cardiaca, pressione arteriosa, sono nella norma e la febbre è in riduzione, finalmente è riuscita a dormire. 


Alimentazione semisolida, alvo e diuresi nella norma.  Le sue condizioni sono stabili". Lo riferisce Amalia Allocca, direttore sanitario dell'Irccs San Raffaele Roma, nel bollettino sulle condizioni della bimba arrivata dall'Ucraina. 


"La rete di solidarietà degli ucraini presenti a Roma - aggiunge - ci aiuta costantemente nella traduzione di messaggi rivolti a lei ed alla nonna che ci consentono di effettuare le necessarie terapie, e di ascoltare i suoi bisogni, materiali e psicologici".

 

"Stiamo cercando, anzi facciamo un vero e proprio appello, uno psicologo che parli ucraino, abbiamo sensibilizzato anche l'ambasciata, una persona che possa prepararla al dolore che l'aspetta, la giovane cerca i suoi cari. 


Noi per quanto non capisca l'italiano stiamo attenti a tutto, tv, social. Quello sarà il momento più duro, vorremmo arrivarci preparati", aggiunge Allocca, come riporta sempre il Messaggero.

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