lunedì 30 dicembre 2019

IL BAMBINO NELLA PANCIA DELLA MAMMA PIANGE, UNO STUDIO LO DIMOSTRA



La maggior parte delle donne in dolce attesa si chiedono cosa fa il proprio bambino nei 9
mesi di gravidanza. In particolare ciò che molte di loro si chiedono è se il nascituro nel grembo materno sia in grado di piangere o meno.


Sembrerebbe proprio che il feto nella pancia pianga. A dirlo sono diversi studi condotti sulla base di testimonianze ecografiche. Da principio, fu il ginecologo americano Stuart Campbell a sottolineare questa capacità dei nascituri. L’esperto fu anche il primo a descrivere tra i modelli di comportamento fetale il battito di ciglia, i sorrisi, i pianti ed i riflessi del feto all’inizio della gravidanza.


Il ginecologo, in particolare, aveva dimostrato la capacità prenatale di fare espressioni facciali e di piangere attraverso uno scanner 4DA, lo stesso di cui si sono avvalsi, in seguito, alcuni medici per registrare le reazioni dei feti a particolari sollecitazioni.

Gli studi

Una pediatra americana, Jeannie Gingras, ha evidenziato ancora una volta la capacità del bambino prenatale di esprimere una mimica facciale simile a quella del pianto già a partire dalle ventottesima settimana di gravidanza. In particolare i medici hanno registrato la reazione del feto dopo uno stimolo vibro-acustico elettronico.


Gli stati comportamentali del feto

La scoperta del pianto prenatale del feto nella pancia va ad aggiungersi alle altre rivelazioni in materia. Finora, infatti, si era a conoscenza solo di quattro comportamenti del feto nella pancia: del sonno attivo, del sonno tranquillo, della veglia attiva e della veglia tranquilla.

Cosa succede al feto quando sente la mamma che piange? Innanzitutto bisogna ribadire che il nascituro, nel grembo materno, è legato alla donna che lo metterà al mondo in maniera a dir poco vitale. La mamma rappresenta l’intero universo del bambino, che dunque rimarrà inevitabilmente colpito e condizionato da quel che le succede.


Tristezza, ansia e depressione sono stati d’animo che il feto riesce a percepire. Secondo alcuni studi, infatti, il cambiamento dello stato mentale della mamma, influisce sullo sviluppo del bambino: il feto riceve segnali chimici attraverso la placenta, e le emozioni negativi – specie se prolungate nel tempo – possono provare problemi addirittura psichici e neurologici nel piccolo.



Il feto nella pancia, oltre a piangere, compiono una serie di altri gesti e comportamenti. Innanzitutto, il nascituro nel grembo materno è in grado di sviluppare il gusto che risentirà, inevitabilmente, di quello della mamma la quale, attraverso il liquido amniotico, “spedisce” al figlio quello che ha mangiato.
Il feto è in grado anche di coordinare mano e bocca. Secondo uno studio pubblicato su Wiley Online Library, il nascituro apre o chiude la bocca in relazione ai movimenti diretti del suo dito secondo un ordine sequenziale, anche se gli studiosi non sono riusciti ancora a spiegare quale.

Quel che spesso si è pensato, è che il feto nella pancia fosse in grado di udire i dialoghi e le conversazioni tra persone nel mondo esterno. In realtà non è così: secondo uno studio condotto da Marisa Lopez-Teijon e dalla sua equipe dell’Institut Marquès, i feti nel grembo della madre sono in grado di percepire solo alcuni tipi di suoni, come la musica.

Sarebbe dunque inutile parlare al bambino in gravidanza dal momento che la verità è che i feti non sentono nulla di quello che viene detto loro.

Lo sviluppo del feto nel ventre materno

Un embrione di poche settimane si trova all’interno dell’utero materno: è solo all’inizio del suo lento e lungo sviluppo. Vicino a lui si trova il sacco vitellino, che gli procura il nutrimento che gli occorre nelle prime settimane di vita. Intorno all’ottava settimana, questo sacco perde le sue funzioni ed il cordone ombelicale inizia ad alimentare il nascituro con i nutrimenti presi dal corpo materno attraverso la placenta.

Alla sedicesima settimana di gravidanza, tutti i suoi organi sono già quasi sviluppati. Gli occhi sono ben chiusi, ma le sue mani ed i suoi piedi cominciano a muoversi, anche se la mamma non lo percepisce ancora. Grazie all’ecografia 4D, i futuri genitori riescono però a vedere un’immagine nitidissima del feto e della sua mimica facciale.

Alla ventiquattresima settimana, il feto è completamente sviluppato fatta eccezione per i polmoni. Ecco perché, qualora dovesse nascere in modo così anticipato, non avrebbe grandi possibilità di sopravvivere. In questo stadio, il nascituro muove braccia e gambe, strizza gli occhi, succhia le dita e fa i suoi primi singhiozzi. Passa la maggior parte del suo tempo a dormire e, secondo alcuni studi, sarebbe in grado anche di sognare.
In quaranta settimane, quello che era solo un seme si è trasformato in una nuova vita.



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