martedì 24 ottobre 2023

Morto trafitto dal cervo, l'addio a Manuel Favaro: «La tua bimba troppo piccola per capire che papà eccezionale sei stato»


 


Chiesa gremita, a Zero Branco (Treviso), per l'ultimo saluto a Manuel Favaro, il 35enne morto trafitto da un cervo lo scorso 18 ottobre a Borgo Valbelluna. 


In tanti hanno voluto oggi, 24 ottobre, nella chiesa di Scandolara di Zero Branco, dare l'ultimo saluto a Manuel. Amici e parenti, conoscenti e persone che hanno portato la propria vicinanza alla famiglia Favaro. Vicinanza che era già stata dimostrata anche attraverso una raccolta fondi aperta qualche giorno fa sulla piattaforma online Gofundme.com che ha già superato i 35mila euro con donazioni arrivate sia da comuni cittadini, sia da associazioni, gruppi e realtà del commercio della zona. 



In molti conoscevano il 35enne, residente a Salzano con la compagna Tiziana e una figlia di nemmeno 1 anno, ma originario di Scandolara di Zero Branco. Da piccolo aveva frequentato le scuole elementari a Scandolara e le medie a Zero Branco, poi l'Enaip di Noale. Dopo un’esperienza lavorativa in un’impresa edile della zona di Trebaseleghe, da ormai più di tre anni lavorava come camionista per la Vecchiato autotrasporti, azienda con base a Preganziol. Era un camionista esperto e uno sportivo appassionato. Gli piaceva molto il ciclismo e il nuoto, che per un periodo aveva praticato anche a livello agonistico. Ed aveva anche fatto il volontario nella tradizionale festa "Beer Belly Festival" di Scandolara. 



Ci sono state parole commosse per ricordare Manuel, per salutarlo, per piangerlo. Tutti i familiari sono uniti nell'intento di aiutare la compagna e la bambina: «La tua bambina è troppo piccola per capire che papà eccezionale sei stato ma non ti preoccupare, ci siamo noi». E poi c'è la compagna Tiziana, con un messaggio letto da un amico: «Te ne sei andato ancora prima di sentire Bea chiamarti papà. Ma da lassù segui tutti i suoi progressi e i suoi primi passi». E poi i compagni di lavoro della ditta di autotrasporti, che hanno voluto sottolineare l'affetto e l'unione di quella squadra di lavoro, che somigliava a una famiglia: «Noi non eravamo semplice colleghi. Eravamo una famiglia. Quel camion era il tuo preferito, il V3. Te lo davamo sempre. Non sappiamo cosa facessi ai clienti, chiedevano sempre di te. E oggi sono tante le mail che ci arrivano per te, in tuo ricordo. Grazie Manuel per averci regalato i tuoi sorrisi, per averci fatto capire l’importanza di seminare amore perché non si sa nè il giorno nè l’ora. Resterai nei nostri cuori come un sole senza nuvole».



«Sembra che dobbiamo cercare risposte a quello che è accaduto qui in chiesa oggi - il parroco durante l'omelia -  Ma bisogna essere aperti alla luce. Manuel non ci verrà restituito. Una risposta non c’è sul perché un papà è stato tolto alla sua bambina, ai suoi amici, alla sua famiglia. Quando ascoltiamo un brano del Vangelo dobbiamo capire qual è il senso autentico di queste parole. C’è una forza di resurrezione diffusa nel presente di ogni giorno ed è quella che noi dobbiamo invocare ogni giorno. Non avrebbe senso una fede in Dio che viene invocata solo quando si parla di morte. È al risveglio di ogni giorno che noi dobbiamo risorgere alla vita e dobbiamo trovare motivi per affrontare con gioia il nostro compito nella quotidianità».



Manuel è morto alle 7.10 di mercoledì mattina, a Marziai, lungo la Strada Provinciale 1, nel territorio del Comune di Borgo Valbelluna, nel bellunese, mentre era a bordo del suo camion. A creare sgomento è la dinamica dell'incidente. Manuel è infatti stato trafitto da un cervo che era stato precedentemente travolto, ucciso e diviso a metà da un'auto in corsa. La parte anteriore dell'animale, quella con la testa e le corna, ha sfondato il parabrezza del camion e ha trafitto il camionista che non ha avuto scampo.  

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