venerdì 1 novembre 2019

«Mai sentita tanto sola come quando sono diventata mamma»


Una ricerca della Croce Rossa inglese dimostra che durante la maternità ci si può
sentire abbandonate come dopo un divorzio o un lutto. Alice Judge-Talbot, mamma di due bambini, ha lasciato la sua testimonianza al quotidiano inglese Telegraph, spiegando che la realtà è diversa da come la si immagina prima di diventare madri, ed è facile sentirsi emarginate. Ma qualche soluzione c'è.


Quando si diventa mamme, ci si può sentire sole come quando si divorzia o si affronta un lutto. È il risultato di un nuovo studio della Croce Rossa britannica e di Co-op, che hanno esaminato la condizione di chi diventa genitore quando è ancora molto giovane.

Ma, secondo Alice Judge-Talbot, che ha lasciato la sua testimonianza al quotidiano inglese Telegraphla maternità è sempre una condizione di solitudine, a qualsiasi età la si affronti.

«È giusto ammettere che, per alcune di noi, diventare madri è inequivocabilmente la più solitaria e difficile delle esperienze che vivremo nelle nostre vite.



Gran parte delle aspettative sono contraddette dalla realtà: l’idea della maternità filtrata da Instagram si scontra con la quotidianità fatta di capelli grassi e cacca del bambino. Un confronto tra la propria pancia traballante e il ventre piatto che sfoggiano a sei settimane dal parto le modelle di Victoria 's Secret. La natura umana si presta al confronto, e se prende per buono in ciò che si vede online o nelle riviste, la neomamma non può fare a meno di sentirsi con il piede sbagliato.

Come si fa ad accettare la sensazione di risultare perdenti, nel gioco della procreazione umana, la cosa più naturale di tutte?



Quando sono diventata madre, a 24 anni, è stato uno shock enorme. Era qualcosa che avevo sempre voluto, ma la realtà era un po’ diversa dalle mie aspettative hollywoodiane e colorate di rosa sulla genitorialità.

Sono passata da gestire un team di sei persone, ed essere responsabile delle strategie di business in tutta Europa, con progetti che valevano più della mia prima casa, ad essere responsabile di una persona alta nemmeno un metro.

Sono passata da eccellere nella mia carriera a scontrarmi con il mondo sconosciuto della maternità, sprofondando nella privazione del sonno.


Il  bambino è diventato quel membro del team che si ammalava sempre dopo un fine settimana pesante, il progetto fallito, il cliente di cui si teme la telefonata. Quello che mi aspettavo di vivere così naturalmente è diventato il compito più difficile: niente era facile e mi sembrava di fallire.

Naturalmente, non si trattava di un fallimento. Ora lo so: è così che è essere una mamma. È essere spinti al limite, con un'ora di sonno alle spalle, e lavorare per superarlo.

Ma è difficile, e quando succede a te, puoi sentirti come se fossi l'unica persona al mondo a sperimentare questa sensazione.

L'istinto naturale è quello di cercare conforto dal partner, che dovrebbe essere in grado di rassicurare quando ci si sente isolati e poco realizzati. Invece non sono stata capace di vincere la gelosia, vedendo che mio marito poteva uscire di casa per 11 ore al giorno e passare ore tranquille e beate di pendolarismo, chiacchierare con persone la cui età veniva contata in anni piuttosto che in mesi e mantenere una parvenza della persona che era prima di diventare papà.

Lui aveva mantenuto la sua identità e mi rattristava non poterlo fare anche io.

Potrete anche sperimentare la distanza tra voi e i vostri amici. A meno che per un incredibile caso non siate incinte nello stesso momento in cui lo è una amica, non avrete nessuno con cui stare.

E' un dato di fatto: loro lavorano per otto ore al giorno o giù di lì, mentre voi lavorate sempre. E ho già detto che lo farete senza riposo, per il capo più esigente di tutti?

Quando loro troveranno il tempo per uscire dopo il lavoro, voi sarete in coma sul divano, prive della forza che serve per capire gli ultimi pettegolezzi.

Incontrerete, ovviamente, altre donne ai gruppi per le neomamme, nati per parlare di bimbi, ma tutti sappiamo che ci si va per parlare con qualcuno, davanti a tè e biscotti. Ma non è vero che le donne possono diventare amiche per il semplice fatto di avere partorito nello stesso periodo. La vita reale non funziona in questo modo: un parto in comune non legherà immediatamente le donne, nonostante mi piacerebbe che fosse così.

C'è una soluzione, però. Se siete neomamme che annegano nei pannolini, vi dico: guardate online. Non le modelle di Victoria Secret, ma le comunità di Facebook e Twitter di donne che si sentono altrettanto sole. Sono state la mia salvezza nei momenti peggiori e scommetto possano esserlo anche per voi. Ci vediamo lì».

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