martedì 28 gennaio 2020

SE LA COMBINAVI GROSSA TI TOCCAVA UNA SCULACCIATA. NON SI CHIAMAVA VIOLENZA MA EDUCAZIONE




Chi picchia un bambino può provocargli problemi di autostima, capacità relazionale,
risoluzione del dolore morale e delle frustrazioni, approccio alla conoscenza e alla scoperta del mondo, capacità di gestire la rabbia e razionalizzare i sentimenti sono tutte facoltà che vengono compromesse dall’educazione violenta e punitiva.


Ogni volta che si affronta questo argomento “picchiare o non picchiare i bambini” c'è un adulto di turno che afferma il proprio convincimento impositivo e esperienziale:



“Io sono cresciuto a pane e schiaffi eppure sono educatissimo”,
“Se l’avevi combinata grossa ti toccava subirla, non si chiamava violenza ma educazione”, “Adesso i figli sono tutti scostumati, la colpa è dei genitori che non li picchiano”.


Ebbene, l’assunto che picchiare i bambini causa disturbi del comportamento e anche dell’apprendimento non è affatto un’invenzione di genitori lassisti, permissivi o incapaci; nel 1° secolo d.C lo diceva già Pseudo Plutarco il cui testo “De Liberis educandis” è tra i testi cristiani di pedagogia e educazioni considerati “classici”, cioè pietre miliari del sapere pedagogico.





PICCHIARE I BAMBINI: SÌ O NO?

Picchiare i bambini è un atto medievale, anzi istintuale e apparteneva a quelle educazioni e società che ancora non erano transitate per il filtro critico della accettazione e considerazione dell’individuo in quanto “persona”, se vogliamo a ancora non erano transitate anche attraverso il filtro della moralità.


Basti pensare che picchiavano con la frusta i sumeri nelle scuole degli scribi e siamo alle origini della scrittura e della civiltà. Con l’avvento del cristianesimo (intendetelo qui come percorso di evoluzione storica e non sotto un profilo religioso) l’uomo si avvia verso le grandi rivoluzioni dei valori e incomincia a riconoscere dignità all’individuo, anche al più piccolo e indifeso.


La violenza fa parte della storia dell’uomo, tuttavia il suo superamento non è stato casuale: la morale, l’evoluzione dei costumi e dei valori ci hanno consentito di distinguerci e allontanarci dal mondo animale scoprendo che ci sono altri modi per esprimere se stessi, questo percorso non può escludere l’educazione.


Pseudo Plutarco è stato uno dei primi autori a richiamare i genitori alla responsabilità verso i figli (la moderna responsabilità genitoriale).


E’ facile dare una risposta a queste domande: i bambini spessissimo morivano, la mortalità infantile è rimasta alta fino al 500, questa esposizione alla morte dei piccoli metteva gli adulti in una posizione di difesa psicologica per cui tendevano a non affezionarsi o ad affezionassi ai figli con molta moderazione.


Pseudo Plutarco è il primo tra gli autori classici a richiamare gli adulti alla responsabilità genitoriale nella considerazione di essere parte di un processo formativo in cui del fanciullo va preservata la purezza aiutandolo a diventare un uomo civile.



Tutti gli autori classici diranno che le punizioni corporali non servono ad altro che a minimizzare la fiducia del bambino nell’adulto sminuendone il ruolo di guida: il bimbo non deve temere il genitore, all’opposto deve fidarsi di lui e deve dimostrarsi propenso a seguirlo.
Il concetto di cura si sostituisce a quello di imposizione e picchiare i bambini non ha nulla a che fare con la cura


Picchiare, che sia anche “solo” uno schiaffo,vuol dire dimostrare che nella vita vince l’animale più forte e che le controversie si risolvono con la paura.


La paura non è, però, cognizione, cioè non motiva il bambino ad agire secondo il bene e sulla base di un concetto acquisito, essa semplicemente ferma un comportamento pericoloso: il bimbo non capisce dove e perché sta sbagliando, capisce solo che non può proseguire con quell’azione o con quel comportamento perché, ora e adesso, quel determinato agire lo ha esposto al pericolo di subire la violenza del genitore.


A fronte del fatto che picchiare il bambino non determina alcuna cognizione positiva nei figli, è molto facile che il bimbo punito o picchiato torni a ripetere il medesimo comportamento in futuro.


Il risultato è, dunque, un genitore sempre più aggressivo e un bambino sempre più capriccioso, arrabbiato e incapace di distinguere il bene dal male.

  • Picchiare i bambini è destabilizzante per il figlio: le percosse gli rendono non possibile la comprensione dell’errore;
  • Picchiare i bambini è mortificante perché ghettizza il figlio in una posizione di inferiorità in cui non può nulla se non subire;
  • Picchiare i bambini declina il rapporto genitore figlio nel nome dei verbi soffrire, tacere, smettere.

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