martedì 20 luglio 2021

Ecco come calmare il pianto di un neonato: 5 consigli e 1 segreto





Abbiamo diffusamente dissertato sui motivi del pianto dei neonati, descrivendo, uno per uno, quelli più comuni.


E, parlando delle cause, abbiamo anche provato a dare dei consigli alle neomamme su cosa fare quando un neonato piange.


Ma se, nonostante tutto, quello del neonato è un pianto disperato, occorre indagare più a fondo e capire come calmare un neonato.
Partiamo dal presupposto che tutti i neonati piangono, e sarebbe davvero preoccupante se non lo facesse!


Il pianto è il solo modo che ha per esprimere le sue necessità. È la comunicazione “non verbale” che i genitori dovranno imparare a riconoscere per non andare nel panico se il bimbo, anche dopo essere stato allattato, lavato e pulito, continua a piangere.
È perfettamente normale, anche se ogni bambino è diverso da un altro: ci sono bambini che piangono, in media, tre ore al giorno, altri anche fino a sei ore nell’arco della giornata.


Quando ci si trova dinanzi a un neonato che piange disperatamente, prima di disperarsi a loro volta, i genitori dovrebbero fare un lungo respiro e cercare, il più possibile, di entrare nel subconscio del neonato.


Immagina, per un attimo, di rimanere, per un tempo relativamente lungo, comparabile ai nove mesi di gestazione, in una stanza chiusa, dove la luce arriva offuscata, i rumori attutiti e il solo contatto che puoi avere è quello con il tuo corpo, che l’unico odore che percepisci è sempre lo stesso, che i movimenti che fai sono fluidi, dolci.




Improvvisamente, sei catapultato in un mondo del tutto diverso, dove i colori, le luci, i suoni, gli odori ti sono completamente sconosciuti. Non ti sentiresti impaurita?

Queste sono le sensazioni che il neonato ha imparato a conoscere dal momento del concepimento fino a quello dell’espulsione, a volte anche violenta (un parto precipitoso, un taglio cesareo etc…), dal corpo della mamma.
E, allora, cerca, per quanto possibile, di ricreare quella sensazione di serenità, quel senso di appartenenza, quella simbiosi che si era creata tra te e lui nei lunghi mesi della gestazione.



Non vogliamo, in questo contesto, competere con i consigli di illustri pediatri che hanno studiato e sperimentato i sistemi migliori per calmare il pianto inconsolabile del neonato, ma possiamo condividere con te la nostra esperienza.
E questa ci riporta a metterci nei panni del neonato.


Come calmare un neonato: mettiamoci nei suoi panni!

Se guardi attentamente le ecografie praticate in gravidanza, puoi notare come il feto assume spesso una posizione raccolta, le braccia lungo il corpo, le gambe ripiegate quasi volesse abbracciarsi. Inoltre, l’avrai visto di certo succhiarsi il ditino.

E già questi atteggiamenti sono un segnale che ti dà degli indizi su come comportarti.
Ricordiamo inoltre, che a partire dalla 26^ settimana di gestazione, sia pure attutiti, il feto riesce a riconoscere alcuni suoni: il battito cardiaco della mamma, il suono della sua voce, quella del suo papà, il fruscio del flusso sanguigno che scorre.



A partire dal secondo trimestre di gravidanza, il piccolo inizia ad assaggiare il liquido amniotico.

Lo sapevi che il latte materno ha lo stesso sapore?

Quindi, riepilogando, tutti i sensi del bambino iniziano a svilupparsi nell’utero materno. L’udito, l’olfatto, il gusto, la vista e il tatto.
Il tatto, il feto lo esercita toccando il suo corpo e le pareti dell’utero della mamma.


Ricrea per lui quell’atmosfera in cui si sentiva protetto e al sicuro.
Perché il motivo principale per cui un neonato piange è per il distacco dalla sua mamma.

Come affrontare le crisi di pianto di un neonato: 6 consigli pratici

1. Se hai un bambino che piange sempre prova a metterlo in posizione fetale e tienilo stretto contro il corpo. Meglio se pelle contro pelle. Il contatto con la pelle della mamma lo tranquillizza per svariati motivi: riconosce il suo odore, ascolta il battito del cuore, ritrova uno spazio tutto suo dove solo le gambette possono muoversi liberamente, come quando nuotava nel liquido amniotico;


2. Mettilo al seno. Anche se ha appena mangiato, il gusto del latte lo riporta alla sua vita intrauterina, quando “beveva” il liquido amniotico. Se non allatti al seno e il piccolo rifiuta il biberon perché sazio, puoi dargli il cuccio: succhiare ha un effetto calmante su tutti i cuccioli, anche sui cuccioli d’uomo (ricordiamo che già nell’utero si succhiava il ditino);


3. Cammina con lui in braccio e cantagli una canzoncina. Se, durante la gravidanza, hai fatto ascoltare al piccolo una musica soft, lui la riconoscerà e questo contribuirà a calmarlo. Inoltre, il movimento ha sempre un effetto rilassante, sia se il piccolo è tra le tue braccia, sia se lo porti a passeggio in carrozzina e sia se lo porti a fare un giro in macchina: molti bambini si addormentano quando sono in macchina;


4. Riempi la sua vaschetta di acqua tiepida, intorno ai 37°. Immergilo senza lavarlo, lasciando che si muova liberamente evitando, però, di bagnargli il viso. Anche questo lo rilassa perché è qualcosa che ha già vissuto;


5. Toccalo con dolcezza, massaggiandogli le spalle prima e il pancino e le gambe dopo. Durante la gravidanza quante volte ti sei toccata la pancia? Lui riconosce il tocco della mamma. E qui, ti svelo un piccolo segreto, non riportato in nessun libro di pediatria.


Passa dolcemente il dito indice dalla radice del naso alla fronte e viceversa. Vedrai che dopo un po’, gli occhi del piccolo tenderanno a chiudersi, e, con molta probabilità, si addormenterà dopo poco.
6. Guardalo fisso negli occhi, esprimendo con lo sguardo tutto l’amore che provi per lui. Il bimbo piccolo vede ancora offuscato, ma c’è una cosa che lui ricerca sempre, anche quando lo allatti: il tuo sguardo. Ci hai fatto caso quando lo metti al seno? Lui ti guarda, ti cerca, ti riconosce perché, per un neonato gli occhi della mamma sono luce.

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