martedì 6 luglio 2021

Le sculacciate ai bambini? Non educano, anzi aumentano l'aggressività: lo studio su Lancet


 


«Non hanno vantaggi, anzi aumentano i comportamenti aggressivi». 






Che gli sculaccioni dati ai propri figli non fossero proprio una buona idea, era ormai già un approccio "educativo" abbastanza accantonato rispetto al passato. A certificarne ora l'inutilità però c'è una nuova pubblicazione dell'autorevole rivista scientifica Lancet. Un articolo frutto della revisione di ben 69 studi condotti negli Stati Uniti, Canada, Cina, Colombia, Grecia, Giappone, Svizzera, Turchia e Regno Unito. Una lunga lista di ricerche che, appunto, ha rilevato come le punizioni fisiche siano «dannose per lo sviluppo e il benessere dei bambini». Ad affermarlo Elizabeth Gershoff, capo del team di studiosi che si è occupato di analizzare i dati a disposizione e professoressa di Sviluppo umano e scienze familiari dell'università del Texas, ad Austin. 



«I genitori colpiscono i loro figli perché pensano che così facendo migliorerà il loro comportamento» ha spiegato Gershoff, ma «Sfortunatamente per i genitori che hanno picchiato, la nostra ricerca ha trovato prove chiare e convincenti che la punizione fisica non migliora il comportamento dei bambini e invece lo peggiora». La «prova più consistente», ravvisata in 13 di 19 studi indipendenti, è che sculaccioni e altre forme di punizione infantile creano nel tempo comportamenti problematici nei bambini, come «aumento dell'aggressività, aumento del comportamento antisociale e aumento del comportamento irruento a scuola». Un'evidenza che, come sottolineato dagli autori della pubblicazione, non solo si è verificata indipendentemente da sesso o etnia del bambino, quanto non ha tenuto conto di tutte quelle punizioni che possono essere considerate abuso su minore («colpire un bambino con un oggetto; colpire o schiaffeggiare il viso, la testa o le orecchie; lanciare un oggetto contro un bambino; ​​picchiare; colpire con un pugno; prendere a pugni; prendere a calci; lavare la bocca di un bambino con il sapone; buttare giù, soffocare, bruciare, scottare e minacciare con un coltello o una pistola»). Per cui, pur tenendo conto di colpi per così dire "lievi", lo studio, in particolare nella sua parte condotta in Colombia in Sud America, ha rilevato come i bambini piccoli puniti fisicamente acquisiscono «meno abilità cognitive» di quelli che non lo sono stati. Inoltre in 7 delle analisi esaminate da Gershoff e il suo team è risultata evidente la correlazione tra la frequenza delle punizioni fisiche e il comportamento negativo di un bambino nel tempo. Addirittura in 5 di questi 7 studi è stato riscontrato un «effetto dose-risposta», ovvero, mutuando un'immagine tipica della farmacologia, «con l'aumentare della frequenza delle punizioni fisiche, aumenta anche la probabilità di prevedere risultati peggiori nel tempo». 





Altri studi hanno invece rilevato come la punizione fisica abbia aumentato i problemi di condotta e i segni del disturbo oppositivo provocatorio, caratterizzato da scoppi d'ira, comportamento polemico e provocatorio, sfida attiva e rifiuto di seguire le regole, dispetto e vendicatività. Infine, a testimonianza della gravità della questione, la revisione ha anche evidenziato come qualsiasi esito negativo delle punizioni corporali non sia poi stato alleviato dallo stile genitoriale. In altre parole uno stile genitoriale complessivamente caloroso e positivo «non è stato in grado di rimediare all'effetto della punizione fisica su un aumento dei problemi comportamentali».
Per cui, infine, nonostante in Italia a differenza che in altri Paesi (come la Francia) colpire "a fine educativo" un bambino non costituisca di per sé un reato è piuttosto evidente come non sia per nessuno una scelta saggia.

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