sabato 14 maggio 2022

In coma durante la gravidanza, una mamma abbraccia per la prima volta la figlia dopo due anni


 


Mamma e figlia finalmente unite. 



È la storia a lieto fine di Cristina Rosi e di sua figlia Caterina, nata settimina nel luglio 2020 dopo che la donna era finita in coma a causa di un arresto cardiaco durante la gravidanza. Grazie a un parto cesareo d'urgenza, i medici sono riusciti a salvare sia la madre che la neonata. Entrambe però hanno riportato conseguenze gravissime.



Dopo la nascita, la bimba ha proseguito le cure con l'aiuto degli specialisti e del padre, Gabriele Succi, mentra la madre è rimasta in coma per oltre un anno in una clinica specializzata in terapie neurologiche in Austria, dove era stata trasferita grazie alla generosità di tanti che hanno voluto donare attraverso una campagna di raccolta fondi.



A un anno dall'arresto cardiaco, nel giugno del 2021, Cristina si risveglia dal coma e pronuncia la parola "mamma". Una notizia che fa ben sperare parenti e amici, che non abbandonano mai la donna e le stanno accanto nel lungo percorso di riabilitazione. Dopo diversi mesi, Cristina è abbastanza in forze da affrontare il ritorno in Italia in un'eliambulanza attrezzata con uno staff medico.



Una volta arrivata in Toscana, viene ricoverata in un altro istituto specializzato, da dove nei prossimi giorni uscirà per fare finalmente ritorno a casa a Monte San Savino, in provincia di Arezzo. Ad aspettarla ci sarà la sua bimba Caterina di quasi due anni, che ha iniziato a interagire e che potrà abbracciare per la prima volta la sua mamma. «Serve tempo ma la situazione è migliorata» ha spiegato il marito Gabriele Succi, che non ha mai abbandonato la speranza di poter riunire un giorno sotto lo stesso tetto la propria famiglia.

1 commento:

  1. Come affrontare la tragedia e aiutare gli altri ad affrontarla

    L'editore di Monaco ha pubblicato il libro intitolato “Ogni terza donna”. La scrittrice, ha dedicato il libro a tutti i bambini stellati e ai loro genitori.
    I bambini stellati in Germania vengono chiamati mai nati, quelli che sono morti durante il parto o quelli che sono deceduti poco dopo la loro nascita. Nel suo libro, la scrittrice dà voce alle donne che hanno perso i loro figli non ancora nati, ma non hanno rinunciato a una gravidanza con lieto fine, e anche al uomo che è sopravvissuto al dolore della interruzione della gravidanza della sua dolce meta. Queste storie dimostrano: coloro che hanno vissuto un trauma psicologico così grave dovrebbero assolutamente lavorarci su e non essere lasciati nella solitudine con il problema.
    La stessa scrittrice ha affrontato un problema simile ai suoi tempi. – “Mi dispiace signora, ma non sento più il battito cardiaco del feto”, la stessa è rimasta senza parole dopo le fatidiche parole del medico durante uno dei suoi controlli di routine. Come ammette l’autrice del libro, non aveva mai vissuto un tale shock.
    Gli specialisti della clinica di medicina riproduttiva del prof. Feskov hanno a che fare con storie simili ogni giorno e sanno quanto sia importante il sostegno per le famiglie che lo attraversano. Sono sempre pronti ad offrire soluzioni per coloro che sognano di diventare genitori.

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