lunedì 26 giugno 2023

Bimbo ucciso dal padre: «Morsi, calci e schiaffi, c'è un quadro di tortura». Ci sarà nuovo processo di appello


 


Un «sistematico pestaggio, nonostante le condizioni di fragilità e minorata difesa del piccolo». 



Sofferenze «corporali» inflitte con «grave e prolungato patimento fisico e morale», con «bruciature», «morsi, calci, schiaffi, pugni» e un «trattamento degradante per la dignità del bambino». È il quadro delle «brutali» violenze descritto dalla Cassazione nel caso di Alija Hrustic, il 28enne accusato di avere ucciso suo figlio di 2 anni e 5 mesi nel maggio del 2019.



La Suprema Corte ha depositato oggi le motivazioni della sentenza del 13 gennaio scorso con cui ha stabilito che servirà un nuovo processo d'appello per rivalutare le accuse di tortura e omicidio volontario, oltre a quella di maltrattamenti, a carico dell'imputato. È stata annullata con rinvio ad un appello 'bis', infatti, la sentenza con cui la Corte d'Assise d'Appello di Milano, escludendo il reato di tortura e riqualificando l'omicidio volontario in maltrattamenti pluriaggravati culminati nella morte, aveva cancellato l'ergastolo deciso in primo grado e ridotto a 28 anni la pena per l'imputato, difeso dal legale Giuseppe de Lalla.




La Cassazione spiega che per quanto riguarda «le condotte di tortura», ossia quelle «poste in essere la notte del 21-22 maggio 2019» e quelle «attuate nei giorni immediatamente precedenti la morte», si tratta di «comportamenti platealmente eccedenti rispetto alla normalità causale, che hanno determinato nella vittima sofferenze corporali aggiuntive». Per la Corte (prima sezione penale) il verdetto di secondo grado, che ha riqualificato i reati e cancellato la tortura, è «viziata da violazione di legge penale e da manifesta illogicità della motivazione». La madre del bimbo è assistita nel processo come parte civile dall'avvocato Patrizio Nicolò.



I giudici dell'appello bis, secondo quanto stabilito dalla Cassazione, dovranno verificare se «vi è configurabilità dei maltrattamenti per la prima parte della condotta» ai danni del piccolo, «attuata a partire dal mese di marzo 2019». Poi, però, dovranno anche vagliare se è «ravvisabile» il «delitto di tortura» per le violenze che vanno da «due a quattro giorni prima della morte e fino al 22 maggio del 2019». Una «escalation violenta che ha provocato» nel bimbo «acute sofferenze».



Infine nel nuovo processo si dovrà stabilire se si possa configurare anche l'omicidio «volontario pluriaggravato» o se questa contestazione debba essere assorbita in quella di «tortura seguita da morte (voluta)», comunque punita con «l'ergastolo». E, nel caso venga riconosciuto l'omicidio, se ci sia il dolo eventuale, ovvero l'accettazione del rischio dell'evento morte.



Per la Cassazione, i giudici d'appello hanno escluso la «volontà omicidiaria» da parte del padre «sulla base di un ragionamento manifestamente illogico», valorizzando il fatto che il 28enne chiamò i soccorsi, ma solo quando «ormai il bambino non respirava più». La Procura generale di Milano aveva presentato ricorso proprio per chiedere di annullare il verdetto di secondo grado del marzo 2022. Il caso Hrustic era stato il primo in Italia in cui era stato contestato il reato di tortura nell'ambito delle violenze in famiglia. E le imputazioni di omicidio e tortura, contestate dal pm di Milano Giovanna Cavalleri nell'indagine della Squadra mobile, avevano retto in primo grado nel maggio 2021. 

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