domenica 26 novembre 2023

Giulia Cecchettin, la lettera della sorella Elena: «Ti cerco e mi scordo che non ci sei più»


 


«Ti cerco e mi scordo che non ci sei più»: è densa di dolore la lettera che Elena Cecchettin ha scritto per la sorella Giulia Cecchettin. 



Dolore che ieri sera ha fatto sì che il papà della giovane uccisa non scendesse in strada alla fiaccolata partecipata da così tante persone che hanno camminato per le vie di Torreglia, comune alle porte di Padova, per ricordare la figlia.


«Troppo doloroso», fanno sapere da casa Cecchettin, con il papà di Giulia che continua a ricordare alle ragazze e alle donne di denunciare i loro aguzzini.



«Ti cerco e mi scordo che non ci sei più»: è densa di dolore la lettera che Elena Cecchettin ha scritto per la sorella Giulia Cecchettin. Dolore che ieri sera ha fatto sì che il papà della giovane uccisa non scendesse in strada alla fiaccolata partecipata da così tante persone che hanno camminato per le vie di Torreglia, comune alle porte di Padova, per ricordare la figlia.

«Troppo doloroso», fanno sapere da casa Cecchettin, con il papà di Giulia che continua a ricordare alle ragazze e alle donne di denunciare i loro aguzzini.



Elena invita La ricerca di una speranza condivisa sui social da migliaia di donne e uomini che hanno letto la lettera: «Ci deve essere un cambiamento, una rivoluzione culturale, che insegni il rispetto, l'educazione, l'affettività. Che insegni ad accettare i no, che insegni che le donne non sono proprietà di nessuno». «Parlate, denunciate, fidatevi!» è il commento che suo papà Gino ha affidato sempre a Instagram, in occasione della Giornata mondiale per l'eliminazione della violenza sulle donne.



«Questa casa, che fino a poco più di un anno fa era troppo piccola, ora sembra così vuota, così grande e spenta.
Così il vuoto che mi porto dentro per la tua assenza.
Così il vuoto di quando ti cerco per raccontarti di quello che mi succede, dimenticandomi che non ci sei più.
Così grande, così incolmabile il vuoto che la tua assenza lascia dentro di me.
Così grande la rabbia come il dolore nel realizzare che la tua assenza, la tua morte sono state causate da un individuo con un nome e un cognome.
Un individuo che si è sentito autorizzato a portarti via da me.
Un individuo che non è stato educato al consenso, al rispetto e alla libertà di scelta.
Affinché nessuno più debba sentire il vuoto che sento io, il dolore lancinante che nel buio della mia camera sento incessantemente, dobbiamo reagire.
Ci deve essere un cambiamento, una rivoluzione culturale, che insegni il rispetto, l’educazione, l’affettività.
Che insegni ad accettare i no, che insegni che le donne non sono proprietà di nessuno.

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