martedì 5 dicembre 2023

«Zia, papà ha ucciso mamma: corri»: la telefonata del figlio 12enne dopo il femminicidio di Vincenza Angrisano


 


«Ho commesso una fesseria... venite sopra, sono stato io.... Sta qui...». 


Queste le parole che ha pronunciato martedì scorso nel tardo pomeriggio, Luigi Leonetti, 51 anni, di Andria, ai soccorritori del 118 che lui stesso aveva chiamato per avvisarli di aver ucciso a coltellate la moglie Vincenza Angrisano, 42 anni, nella loro abitazione a tre chilometri dalla città, sulla strada provinciale 231. È quanto si legge nell'ordinanza con cui il gip del tribunale di Trani Lucia Anna Altamura non ha convalidato il fermo di indiziato di delitto ma ha applicato la custodia cautelare in carcere per omicidio volontario, chiesta dalla Procura della Repubblica nei confronti dell'uomo, reo confesso del femminicidio.



L'accusa è di omicidio volontario aggravato dal fatto di aver commesso il fatto ai danni della coniuge. I sanitari lo hanno trovato vicino al cancello di accesso all'abitazione che faceva segno di entrare all'interno del recinto. Il corpo della donna era al primo piano sul pavimento del corridoio poco fuori il bagno. Secondo quanto riferito dai sanitari agli investigatori i due figli della coppia, di 6 e 12 anni, al momento dell' arrivo dei soccorsi erano nella loro stanza alla fine del corridoio con la porta semichiusa. Agli stessi soccorritori Leonetti ha riferito di averla accoltellata perché «era stato tradito dalla predetta».



Nell'ordinanza viene riportata anche la frase che il figlio più grande della coppia ha pronunciato durante una telefonata di allarme alla zia sempre quel pomeriggio: «zia, papà ha accoltellato mamma..., ha ucciso mamma... corri ...». Leonetti, nelle sue dichiarazioni successive davanti al pubblico ministero, ha aggiunto che in occasione della precedente aggressione alla moglie alcuni giorni prima quando, rimproverandola di essere tornata tardi di sera, l'aveva picchiata costringendola a recarsi in ospedale per farsi medicare, aveva meditato «il proprio intendimento omicidiario, non nascondendo - scrive il gip - che questo pensiero aveva attraversato la sua mente».



Secondo la giudice «uno degli aspetti di maggiore rilevanza concerneva la maturazione dell'intento omicidiario, a partire da quanto occorso il 23 novembre» quando l'uomo prende a schiaffi la moglie facendola finire in ospedale con 4 giorni di prognosi. «Da quel momento in poi, particolarmente durante le sue ore lavorative» l'uomo «dichiarava di aver sedimentato l'idea di uccidere sua moglie. Non aveva ben chiaro il momento, né il luogo, né la modalità, ma questo pensiero si era riproposto più volte nella sua mente. Aveva pensato di ucciderla mentre la stessa stava dormendo sul divano in cucina, aveva pensato, comunque, di ucciderla in qualche modo - si legge nel provvedimento -. Il tutto poi era stato ancor più sostenuto dal fatto che la donna gli aveva comunicato il giorno prima» del delitto «di aver preso in affitto un appartamento e che si sarebbe trasferita dal 20 dicembre». L'uomo è in carcere a Lucera (Foggia) con l'accusa di omicidio volontario aggravato dall'aver commesso il fatto in danno del coniuge.



«Cara mamma ti voglio tanto bene. Resta sempre nel mio cuore. Sei la persona che amo di più al mondo. Mi ricorderò sempre del tuo sorriso e del tuo aspetto solare. Guardami da lassù. Riesco ancora a sentire la tua voce, riesco ancora a sentire la felicità che avevi per la vita, riesco ancora a sentire la tua mano morbida che mi abbraccia. Cara mamma aspettami lassù perché alla morte non c'è rimedio, ma quando sarò vecchio ti raggiungerò. Ora guardo le tue foto e ascolterò i tuoi audio. Sento ancora il tuo abbraccio caldo e affettuoso. Cara mamma ti voglio bene». È il messaggio del più grande dei due figli di Enza Angrisano, la donna uccisa martedì scorso dal marito ad Andria e letto al termine della cerimonia funebre dalla sindaca della città, Giovanna Bruno. Il fratello di sei anni ha invece fatto un disegno per la sua mamma che ha consegnato alla prima cittadina. «Il sorriso è la vostra mamma che vi protegge, rassicura e incoraggia - ha detto Bruno rivolgendosi ai bambini - il sorriso è lei».



La sindaca ha sottolineato la condivisione della «atroce sofferenza» da parte della «città che è la vostra casa, che ha le braccia allargate per accogliere umanità. Noi siamo chiamati a recuperare l'umanità che qui si sta facendo preghiera e non spettacolo né curiosità». Bruno ha ribadito la condanna della violenza «in ogni sua forma, senza che vi sia alcuna giustificazione». All'uscita dalla cattedrale, gremita di persone, un applauso ha accolto il feretro che è stato abbracciato dalla mamma e dalla sorella della 42enne.



«Ti preghiamo di accogliere tra le tue braccia la nostra sorella Vincenza, di custodire con amore di Padre i suoi figli e di usare misericordia con Luigi». È un passaggio della omelia del vescovo di Andria, monsignor Luigi Mansi, durante i funerali di Vincenza Angrisano, la donna di 42 anni uccisa lo scorso 28 novembre dal marito, Luigi Leonetti, di nove anni più grande. «Perdonaci se alla notizia di questa ennesima tragedia che ha umiliato e macchiato di vergogna la nostra comunità civile ed ecclesiale, abbiamo coltivato sentimenti di sdegno e di vendetta», ha aggiunto Mansi. «La nostra sorella Enza è il chicco di grano che morendo certamente produce molto frutto nella vita dei suoi figli che se da una parte cresceranno senza lo sguardo, gli abbracci, i baci della mamma, certamente - ha continuato il vescovo- troveranno accanto a loro tante belle persone che non faranno mancare loro tutto l'affetto necessario per una crescita serena e ricca di frutti buoni per la vita, nell'attesa di poterci tutti incontrare nell'abbraccio eterno del cielo». «A noi dona - ha concluso mons. Mansi - il coraggio, nonostante tutto, di custodire, servire e amare la vita sempre, dovunque e comunque».

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