mercoledì 9 ottobre 2019

I terribili 2 anni: come gestire crisi di rabbia e capricci dei bambini


Avere dei bambini di due anni è come convivere con delle bombe ad orologeria.



All’improvviso scoppiano in lacrime inconsolabili o hanno attacchi di rabbia. Gettano in terra ogni cosa gli capiti a tiro e gridano come aquile.
Se state vivendo tutto questo con i vostri figli allora siete i benvenuti del ‘meraviglioso’ periodo dei ‘terribili due anni‘ o ‘terrible twos‘. La bella notizia è che questa fase di difficile gestione è normale e comune a tutti i bimbi e che passerà.
In questo periodo i bambini imparano a conoscere il mondo ed il compito dei genitori è di aiutarli a districarsi fra le tante novità che dovranno affrontare. Se mamma e papà sapranno tenere duro non solo avranno dei figli ben educati ma riusciranno a creare anche un bellissimo rapporto.
Ma cosa succede ai bambini tra i 18 mesi e i 3 anni? Andiamo a vedere le peculiarità principali di questo periodo di crescita.

I terribili 2 anni: caratteristiche comportamentali dei bambini

  • I NO – in questo periodo i bambini sembrano ribellarsi a tutto. E lo fanno dicendo ‘no’ ad ogni cosa, spesso anche a proposte di attività che solitamente sono gradite.
  • I CAPRICCI – dai 18 mesi in poi, i bimbi cercano di conquistare la loro indipendenza. Il cambio, il bagnetto, i pasti e tutte i vari doveri che dovranno affrontare, saranno accompagnati inevitabilmente dai capricci.
  • I PIANTI e le URLA – in questa fase della vita i piccoli scoprono le emozioni, negative e positive. Spesso scoppiano in lacrime oppure dal nulla tirano fuori urla assordanti. Ancora non sanno gestire le sensazioni provate e non sanno spiegarle. Si sentono frustrati e reagiscono con una forza incomprensibile agli occhi degli adulti.
  • La RABBIA – la smania di indipendenza e le frustrazioni che subiscono per non riuscire a fare o ottenere qualcosa può sfociare in atti di rabbia. Gettare o tirare oggetti in terra, scalciare, buttarsi in terra e avere comportamenti aggressivi sono classici comportamenti di incapacità di gestire alcuni sentimenti.

I terribili 2 anni: come affrontarli educando i bambini alle emozioni

  • Le REGOLE – devono essere poche e chiare. Sarebbe poco produttivo pretendere che i bimbi rispettino troppi divieti. Servono elasticità e pazienza in tutte le situazioni che lo permettono e fermezza al bisogno. Educare un figlio è complesso ma molto dipende dal nostro atteggiamento. Dare il buon esempio è fondamentale perché i piccoli imitano ogni gesto e comportamento dei genitori. Scegliere accuratamente le regole che saranno sempre inderogabili e non cedere, mai, alla pressione dei capricci e dei pianti. Spiegare, sempre, e con parole semplici il perché si deve fare o non fare una determinata cosa.
  • I SENTIMENTI – i bambini iniziano a scoprire le emozioni intorno ai 18 mesi ma non sanno denominarle, riconoscerle e spiegarle. La padronanza del linguaggio è una conquista ancora lontana e i genitori devono essere degli ‘interpreti’ dei sentimenti dei propri figli. A questa età non hanno filtri e ogni sensazione è vissuta con pienezza. Quando si arrabbiano sono incontenibili e lo stesso avviene quando sono molto eccitati per la gioia. Spesso basta lasciarli ‘soli’ in attesa che passi. A volte può essere utile intervenire con dolcezza. Un semplice abbraccio può fare miracoli. Non commettere mai l’errore di sottovalutare a parole le loro emozioni. E’ molto meglio spiegargli cosa stanno provando e mostrarsi comprensivi. I bambini in questo periodo cercano indipendenza ma nello stesso tempo hanno bisogno di protezione. Mamma e papà sono il loro porto sicuro e a loro chiedono conforto, comprensione e aiuto.
  • L’AUTONOMIA  – dopo aver trascorso più di un anno in simbiosi con la mamma i piccoli iniziano a capire che sono entità separate da lei. Da qui in poi cominciano a cercare di essere autonomi. Vogliono mangiare da soli, lavarsi e vestirsi da soli, camminare senza dare la mano ai genitori… E’ fondamentale rispettare e assecondare, nei limiti, le loro richieste. Servirà a farli crescere sicuri di sé. E’ altrettanto importante essere sempre presenti qualora avessero bisogno di un aiuto, anche semplicemente per terminare un gioco. Mamma e papà non devono intromettersi nelle attività del proprio figlio ma lui o lei devono sapere che ci sono e ci saranno sempre.
I terribili due anni sono una fase complessa sia dal punto di vista emotivo che da quello pratico. La mamma è spesso il bersaglio principale degli atti di ribellione perché è principalmente da lei che il bambino deve distaccarsi.
La mamma può sentirsi molto stressata in questo periodo, perché i bambini richiedono moltissime attenzioni. La stanchezza può far perdere la pazienza e la serenità. Personalmente, avendo due bimbe piccole, mi sono data delle regole per sentirmi bene con me stessa e dare il meglio come mamma.
E’ difficile accettare l’allontanamento ma non bisogna cadere nella trappola del soffocamento e dell’eccessivo controllo. E’ un dovere dei genitori dare ai figli gli strumenti psicologici giusti per crescere bene.
Sono dell’idea che l’egoismo non può e non deve essere accettato né da una mamma né da un papà. Di fronte ai capricci chiediamoci sempre se noi grandi ci stiamo comportando nel modo giusto. Mettiamoci in discussione e agiamo con sicurezza e coscienza.
Un genitore sbaglia, non è un dramma. Ma deve chiedere scusa. Solo così potrà insegnare ad un bambino il rispetto. E’ difficile restare calmi di fronte ad ogni capriccio. L’importante è essere consapevoli che siamo noi genitori il punto di riferimento. Siamo noi a dover ristabilire la tranquillità e l’equilibrio.
E’ un duro lavoro, il più difficile di tutti ma essere genitore è meraviglioso. Significa donare ogni cosa di sé al propri figlio. Niente di più grande e importante si può fare nella vita. E quindi facciamolo bene.

La mia esperienza con i terribili due anni di Alice

Ho due bambine e la più grande, Alice, ha da poco superato i due anni. Questo articolo nasce proprio in seguito alle difficoltà che io e mio marito abbiamo riscontrato nella gestione della gnoma. Fino ai due anni sembrava tutto facile. Ci ascoltava, dormiva nel suo letto, mangiava quello che le preparavo…
Poi è finita la pacchia, perché ha scoperto i capricci. Ormai ogni cosa è una lotta di potere. Ci sono giornate più serene e altre nelle quali si arriva alla sera con i capelli dritti. Fino a due mesi fa, il bagnetto era una tragedia. Non voleva farlo e urlava tutto il tempo. Ora, invece, urla perché non vuole più uscire dalla vaschetta.
Ci sono correnti di pensiero sull’educazione che sostengono che i capricci non esistono. In effetti, non hanno tutti i torti. Con molto tempo a disposizione e tanta, tanta ma davvero tanta pazienza i nostri figli non piangerebbero mai.
Purtroppo, però, il tempo spesso è poco, perché la mattina ci si deve vestire entro una certa ora e non possiamo arrivare a pranzo in pigiama. Perché bisogna lavarsi, mangiare, pettinarsi e via dicendo. Perché mamma e papà ce la mettono tutta per stare con Alice ma poi devono anche andare a lavorare, gestire la casa…
Insomma i bimbi pretendono moltissima attenzione ed è meraviglioso potergliela dare. Ma siamo sicuri che vadano assecondati sempre? Secondo il mio punto di vista è necessario che imparino ad essere autonomi.
Con Alice cerco sempre di essere molto chiara e di prepararla sui programmi della giornata o anche solo della prossima ora. Quando stiamo insieme le dedico sempre del tempo per giocare. Mi faccio aiutare in piccole faccende domestiche perché lei ci tiene molto. E poi le spiego che per un po’ dovrà giocare da sola perché mamma ha da fare.
La sincerità finora non mi ha mai tradito. Lei capisce le mie esigenze e tutto fila liscio. Certo in alcuni momenti sono io a dover attendere i suoi tempi e a rispettare i suoi spazi. Ma il rispetto è la base di ogni rapporto, anche tra genitori e figli. Se deve fare il bagnetto le propongo di scegliere: “Alice vuoi farlo subito o dopo aver disegnato?” Lei fa la sua scelta ed accetta più volentieri anche i doveri.
E’ un tira e molla continuo, a volte snervante ma è una fase importante della crescita. La ribellione serve a farle prendere coscienza di se stessa e non sarebbe normale se mi dicesse sempre di sì. La brutta notizia, per me, è che a breve questa fase inizierà anche per la piccola Susanna e allora sì che sarò definitivamente esaurita.

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