venerdì 26 giugno 2020

Bambini, Fare il bagno dopo mangiato: quanto si deve aspettare?


E’ l’incubo di tutti i bambini, ma anche dei loro genitori e di chi soffre il caldo: è davvero necessario restare fuori dall’acqua dopo aver mangiato, e per quanto tempo? Davanti a questo cruciale dilemma dell’estate si scatenano a volte battaglie a colpi di capricci di bambini accaldati e annoiati, e genitori altrettanto innervositi. 



Il fuoco della controversia è alimentato anche dal fatto che i comportamenti e le opinioni in materia sono diversi: perché il mio amichetto ha il permesso di fare il bagno dopo pranzo e io no? Ecco allora qualche certezza, per tuffi senza rischi, ma anche senza divieti superflui.



flusso sanguigno dal centro dell’organismo verso la periferia, dove è più intensa la dispersione di calore, per riportare in equilibrio la temperatura interna. 



Durante la digestione, però, la maggior parte del volume sanguigno confluisce verso gli organi interni per facilitare i processi di trasformazione del cibo e per ossigenare meglio gli organi al lavoro: il brusco spostamento del sangue può provocare il blocco della digestione e un senso di malessere, anche intenso, e al limite lo svenimento. In questo caso, il nuotatore non è più in grado di reggersi a galla e, se non viene immediatamente soccorso, può annegare.

I SINTOMI – La congestione di solito insorge in modo molto rapido ed è annunciata da dolore al petto e all’addome, senso di freddo, sudorazione, annebbiamento della vista e sensazione di mancamento



Se alla comparsa dei primi malesseri si riesce ad uscire dall’acqua e tornare all’asciutto, basta sedersi al fresco e aspettare: tutto dovrebbe risolversi nel giro di poco tempo. La congestione di per sé non è grave: il fatto di trovarsi in acqua e perdere i sensi è invece mortale nella maggior parte dei casi.

I TEMPI DI DIGESTIONE – Il tema “caldo”, dunque, è: quanto tempo occorre perché la digestione sia completa e il bagno sia privo di rischi? La risposta non è semplice e varia da persona a persona, ma anche da pasto a pasto. Ci sono alimenti che hanno una digestione più laboriosa e quindi richiedono un tempo “all’asciutto” più lungo, mentre lo spuntino o il pic nic che di solito si consuma al mare sono più rapidi da smaltire. 



I piatti ricchi, i fritti, i cibi più grassi e, comunque, un pasto completo e abbondante possono richiedere le canoniche tre ore come tempo di digestione; ha tempi piuttosto lungi anche il latte della prima colazione. Un semplice panino imbottito e un po’ di frutta, invece, hanno un tempo di digestione molto più breve e il bagno può essere fatto, con qualche accortezza, anche subito.

QUESTIONI DI TEMPERATURA – Un ruolo importante tocca anche alla temperatura dell’acqua in cui ci tuffiamo: se siamo molto accaldati e l’acqua è fredda, lo sbalzo termico può creare un disagio notevole all’organismo e aumentare quindi i rischi. 



Meglio allora immergersi gradualmente ed essere pronti a tornare all’asciutto ai primi segni di disagio. Di solito, tra l’altro, il nostro fisico è bravo a “segnalaci” quando il bagno non gli è gradito: basta ascoltarlo e dare retta alla eventuale sensazione di riluttanza che proviamo nell’immergerci. Questo, purtroppo, non funziona quando si tratta di dare direttive ad altri, soprattutto ai bambini: in loro la voglia di sguazzare è più forte di ogni cosa. 



In questi casi, specie se fa molto caldo e l’acqua non è fredda, si può arrivare a un compromesso: sì ai giochi sulla battigia anche subito dopo pranzo, ma nell’acqua si può entrare solo con i piedi, rimandando di un paio d’ore il bagno in immersione

GIOCARE D’ASTUZIA – Se le giornate sono afose e non vogliamo precluderci la possibilità di bagnarci a volontà, meglio prevedere pasti leggeri e di rapida digestione: sì al classico panino o alla focaccina imbottita, con un po’ di verdura cruda da sgranocchiare e tanta frutta dolce e dissetante. Va bene anche una fetta di torta salata o un piatto di insalata di riso. 



In questi casi, i tempi di attesa si riducono a un’ora o un’ora e mezza. Con l’accortezza di immergersi gradualmente, evitare tuffi bruschi e passaggi repentini dall’afa al gelo.

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