sabato 5 febbraio 2022

Il piccolo Ryan come Alfredino, il padre: «Respira a fatica». Quasi superata la roccia che blocca i soccorritori a 2 metri da lui


 


«Salvate mio figlio Ryan», supplica la madre Wassima Kharchich nella cava nei pressi di Tamorot nel nord del Marocco, nella provincia del capoluogo di Chefchaouen, fra le mete turistiche più note. Il fragore dei motori delle ruspe e delle escavatrici copre la sua voce: il piccolo di 5 anni è ancora lì sotto. Tutto il Marocco è con il fiato sospeso. 



Continuano i lavori di scavo di un tunnel orizzontale iniziati alle 6 di ieri, ma la situazione è molto difficile: si temono crolli mentre le forze del bambino sono sempre di meno.



L'ostacolo roccioso è quasi completamente superato, dicono gli ingegneri che lavorano per liberare il piccolo Ryan e c'è un filo di speranza che arriva dalla telecamera in fondo al pozzo: Ryan si muove, mentre il papà conferma: «Gli ho parlato via radio, ho sentito il suo respiro, respira a fatica, ma è vivo». Le preghiere a voce alta dei marocchini scandiscono il ritmo dei lavori, giorno e notte. La folla si accalca attorno al pozzo e sono stati inviati uomini della gendarmeria reale per allontanare i curiosi. Gli abitanti del posto si sono fatti carico di ospitare i numerosi volontari che sono arrivati a Tamrout nella speranza di poter essere utili. Le preghiere per Ryan risuonano ogni giorno nelle 60 mila moschee del Marocco. Poi c'è anche chi specula sulla tragedia. Una pagina Facebook è stata creata a nome del padre di Ryan che in realtà non ha nemmeno un telefono cellulare. E c'è chi approfittando dell'onda di emozione suscitata dal caso ha creato magliette che si vendono a 16,68€, spedizione inclusa.



Ryan, 5 anni, è bloccato ormai da tre giorni in fondo al pozzo profondo 35 metri (come un garage sotterraneo a 13 a piani) dove è caduto ormai tre giorni fa. Un'altra notte di freddo, la terza di questa storia che ricorda quella di Alfredino Rampi. Il piccolo è stato raggiunto da sonde che gli hanno portato ossigeno e acqua, ma la sua capacità di resistenza è già ben oltre il limite.




Le ultime immagini arrivate dal fondo del pozzo mostrano Ryan, il bambino caduto nel pozzo, che all'una e 30 di questo sabato, si muove. Alle 7, stamattina, ha bevuto e mangiato qualcosa. È al suo quinto giorno di prigionia, ma Ryan, con i suoi 5 anni, è vivo e reagisce. I soccorritori, alle due, hanno detto che mancavano «altre cinque ore di lavoro». Sono calcoli di matematica e fatica e in questa cabala marocchina, si procede in realtà centimetro dopo centimetro, nella speranza di non trovare altri intoppi.



L'ultimo ostacolo è una roccia che da tre ore viene picconata con tenacia. Restano due metri circa, dicono gli ingegneri, per arrivare al piccolo Alfredino del Marocco. I tubi inseriti tra il cratere scavato dai soccorritori e il pozzo, per consolidare il tunnel di raccordo, spingono contro questa roccia. Ryan, bloccato a 32 metri potrebbe scivolare ancora più giù, perché il pozzo è profondo 60 metri. Il piccolo, dopo tutto questo tempo, è anche a rischio ipotermia.




Un'intera montagna - letteralmente - è stata sbancata stanotte, con l'arrivo del sesto bulldozer. Un cratere di 30 metri, parallelo al pozzo, lascia lo spazio ai topografi di studiare gli ultimi accorgimenti. Durante la notte scorsa ci sono stati smottamenti che hanno fatto temere il peggio. I lavori di recupero si sono rivelati più difficili del previsto, troppa roccia, troppi ostacoli. Ai microfoni di una emittente locale il responsabile del comitato di soccorso ha detto che Ryan ha chiesto dell'acqua, alle 3 del mattino, quando una piccola telecamera introdotta nel pozzo lo ha sorpreso sveglio e cosciente, dopo quasi 60 ore di calvario: «Ryan parla e risponde alle domande».




Dall'alba di oggi gli escavatori cercano di bucare anche la roccia per creare finalmente il corridoio di tre metri e raggiungere il bambino. Tra i tecnici c'è anche chi lavora ormai ininterrottamente da 24 ore in una gara di solidarietà che in Marocco non ha precedenti. Ambulanza e staff medico sono sul campo, per prestare i primi soccorsi al piccolo, una volta che sarà libero. Intanto, la Rete rimbalza immagini di code e imbottigliamenti sulle piccole strade che portano a Tamrout, il villaggio di Ryan. E' una folla di curiosi, di cittadini arrivati da ogni angolo del Marocco, nella speranza di vedere quel bimbo uscire dal pozzo.

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