domenica 4 giugno 2023

Elisabetta Condò, la prof accoltellata dal suo studente: «Gli auguro il meglio, ma i suoi genitori non mi hanno chiesto scusa»


 


Lo choc è passato. Elisabetta Condò, la professoressa accoltellata da uno studente nella scuola di Abbiategrasso, è tornata a casa. 



Ha addosso ancora i segni dell'aggressione, ma l'affetto e la consapevolezza di avercela fatta l'hanno aiutata a ripartire. Adesso le sue emozioni sono contrastanti: «Ho la casa invasa dai fiori - dice la professoressa a Repubblica - . Ho ricevuto tanta solidarietà, ma mi resta un grande dispiacere. Non aver ricevuto nessuna parola di scuse dalla famiglia del ragazzo che mi ha aggredita. A lui auguro il meglio. Non provo rancore. Spero che lasci presto il carcere e che ritrovi serenità».



La prof ricorda quegli attimi drammatici: «Non mi sono resa conto subito di essere stata accoltellata. All'inizio pensavo di essere stata colpita da qualcosa che cadeva dal soffitto, magari un lampadario. Ero di spalle piegata su un banco, ho sentito il primo taglio fortissimo al collo. Ho girato il braccio per difendermi e ho sentito i fendenti dall'alto che mi colpivano. È durato tutto pochi secondi». Dopo essersi resa conto di quello che stava succedendo è scappata fuori dall'aula: «Ho gridato aiuto. È allora che ho visto il sangue schizzare fuori dal braccio. Tutti gridavano, è stato un momento di grande confusione. Una ragazza della classe vicina mi ha dato una felpa per fermare l'emorragia. Avevo il braccio aperto, un collega lo ha sorretto tenendo chiusa la ferita». 



Elisabetta Condò non si capacità del perché il ragazzo sia arrivato a tanto: «Non aveva una situazione critica, non rischiava l'anno. Le note che aveva erano di febbraio per compiti che non aveva fatto. C'era stata qualche piccola ragazzata di recente, come lo spray maleodorante sparso in classe insieme ad altri due compagni. Per questo la coordinatrice, non io, aveva convocato i genitori dal preside. Dovevano incontrarsi martedì, il giorno dopo i fatti».



A darle il più grande dispiacere è il comportamento della famiglia del giovane: «Se ho ricevuto delle scuse? Purtroppo no. Mi è dispiaciuto molto non aver avuto dalla famiglia nessun tipo di contatto o comunicazione, magari tramite l'avvocato. Non me lo aspettavo dal ragazzo, che è sicuramente sotto choc, ma almeno dai genitori mi sarei attesa un'espressione di vicinanza o dispiacere. Nessuna parola. Comunque non porto nessun rancore. Voglio che il mio studente recuperi equilibrio e normalità». Quando il ritorno a scuola? «Spero a settembre, mi aspetta una lunga riabilitazione».

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