domenica 4 giugno 2023

Impagnatiello e il whatsapp a Giulia Tramontano 2 giorni prima dell'omicidio: «Che madre sei se vuoi che ci separiamo»


 


«Ho i giornalisti che mi stanno molestando sotto casa, ti prego è invivibile così mia mamma piange, mio fratello e Luciano pure, ti prego.Siamo al 4 giorno oggi, finiscila con questa storia e batti un colpo, ti supplico». 



È il messaggio che il 31 maggio, poche ore prima di essere arrestato per omicidio aggravato, Alessandro Impagnatiello manda a Giulia Tramontano, la sua fidanzata in realtà uccisa quattro giorni prima, per precostituirsi un alibi e per far credere che la ragazza, incinta al settimo mese, si era allontanata da casa. Il testo è agli atti dell'indagine per cui ora l'uomo è in carcere.



«Ma veramente prima ancora di far nascere un bambino tu vuoi già dividerci? Vuoi farlo nascere con due genitori già separati ? Ma che madre sei!!! Ma te lo
chiedi?». Il 25 maggio scorso Alessandro Impagnatiello scrive così a a Giulia Tramontano, la sua fidanzata incinta di sette mesi e da lui uccisa due giorni dopo.
Quel giorno i due, come si evince dai WhatsApp agli atti dell'indagine, stanno discutendo. Le gli ripete di non essere «felice» e che loro storia era al capolinea. «Accetta la mia
decisione e chiudiamo il discorso. Non voglio altre discussioni, frustrazioni, ansie e rabbia continua, lasciami stare».



Nell'inchiesta per il delitto di Giulia Tramontano, il gip di Milano Angela Laurea Minerva ha
escluso che l'omicidio compiuto da Alessandro Impagnatiello il 27 maggio scorso a Senago (Milano) possa qualificarsi come aggravato da premeditazione, mancando - a parere del giudice, diversamente da quanto ipotizzato dalla Procura - i due elementi
costituitivi dell'aggravante stessa, quello ideologico e quello cronologico, più volte delineati dalla Corte di Cassazione.



Nell'ordinanza di convalida del fermo e di applicazione della custodia cautelare in carcere nei riguardi di Impagnatiello, il gip ha evidenziato che i supremi giudici, in numerose sentenze, hanno precisato che affinché possa ritenersi sussistente l'aggravante della premeditazione è necessario per un verso che nell'animo dell'assassino maturi inequivocabilmente la decisione di uccidere, senza alcun dubbio o ipotesi di ripensamento; per altro verso, che intercorra un adeguato intervallo di tempo tra
l'insorgere del proposito delittuoso e la sua attuazione, tale da consentire un'adeguata riflessione sulla decisione di uccidere o sull'opportunità di rinunciare al delitto. In definitiva, aver manifestato l'intento di uccidere e poi aver ucciso senza alcun ripensamento, aver cercato l'occasione propizia, aver organizzato e studiato l'esecuzione del delitto sono elementi propri della premeditazione; al contrario, la prevalente occasionalità del delitto esclude che esso possa qualificarsi come premeditato.



Muovendo da queste basi giurisprudenziali, il gip ha osservato che, in base alle indagini svolte, non supera le due ore l'intervallo di tempo tra la prima manifestazione da parte
di Impagnatiello del proposito di uccidere (le ore 19 circa di sabato 27 maggio, orario di rientro a casa della vittima) e l'esecuzione del delitto (le ore 20.30-21), così venendo meno - riguardo alla premeditazione - l'elemento temporale. Inoltre - sempre secondo il gip - manca anche l'altro elemento, quello ideologico: l'omicidio appare più occasionale
che frutto di una maturata decisione di uccidere, tenuto conto delle stesse modalità del delitto e dell'arma usata: un coltello che l'uomo non aveva con sé pronto ad usare, ma che ha trovato in quel momento sul posto.

 

Infine, anche la condotta di Impagnatiello successiva all'omicidio, con i maldestri tentativi di disfarsi del cadavere, cercando un modo sul web attraverso ripetute ricerche tutte successive al delitto, lasciano pensare che l'omicidio non era stato preparato, ancora una volta con la conseguenza - secondo il gip - che deve essere esclusa la premeditazione.

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