domenica 5 novembre 2023

Monia Bortolotti «aveva già provato a uccidere Mattia». Il neonato soffocato in un abbraccio, Alice con un cuscino


 


Monia "Mia" Bortolotti è in carcere da sabato mattina con l'accusa di duplice infanticidio


Le sue piccole vittime, i figli Alice e Mattia, morti rispettivemante a 4 e 2 mesi a distanza di un anno l'una dall'altro. I neonati sarebbero stati soffocati dalla madre nella loro casa di Pedrengo, Bergamo. Alla luce delle indagini assume ora una diversa connotazione un episodio accaduto poche settimane prima della morte di Mattia: la mamma potrebbe aver provato ad ucciderlo già in un'altra occasione, quando il bimbo era nato da appena un mese.


Nel settembre 2022, scrive il Corriere di Bergamo, Mia Bortolotti, nata in India e cresciuta a Gazzaniga da genitori italiani che l'hanno adottata, chiamò il compagno Cristina Zorzi per dirgli che il piccolo Mattia non respirava più, era cianotico. Un deja-vu dell'orrore per l'uomo, 52 anni, che già l'anno prima aveva visto morire la piccola Alice. Ma l'appuntamento con la morte, quel giorno, fu rimandato dai medici dell'ospedale Papa Giovanni XXIII che salvarono il piccolo e lo dimisero in perfetta salute. Alla luce delle indagini che hanno portato all'arresto della 27enne, i carabinieri della Sezione operativa della compagnia di Bergamo ritengono che quello fu un primo tentativo da parte della madre di uccidere il figlioletto.


Sul corpo del piccolo Mattia dopo la morte è stata effettuata un'autopsia, troppo sospette le similitudini con la scomparsa della sorellina Alice. Le evidenze sono state tali da lasciare pochi dubbi al pm Maria Esposito che anche la bambina sia stata soffocata. Anche se il suo corpicino è stato riesumato, il cattivo stato di conservazione non ha permesso di trovare conferme all'asfissia meccanica. L'ipotesi è che Monia Bortolotti abbia ucciso il bambino soffocandolo stringendolo tra le braccia, mentre con la figlioletta avrebbe usato un cuscino.



Secondo gli inquirenti, il movente per il doppio infanticidio sarebbe stata la frustrazione provocata nella madre dal pianto dei neonati. Monia Bortolotti è stata ritenuta lucida e fredda, capace di intendere e di volere. Nelle prime settimane delle indagini, dopo l'autopsia sul corpo di Mattia, la 27enne ha pubblicato tre diversi post sulla pagina Facebook dedicata alle morti in culla, che oggi suonano come una difesa precostruita.


Nei post social, la Bortolotti parla di come sono morti i suoi bambini, citando anche l'abbraccio e i cuscini, ma in via accidentale. «Ho perso la mia prima bimba in culla, soffocata da un rigurgito. La colpa è mia, per averla messa a dormire di lato sui suoi cuscinotti tanto morbidi», scrive Bortolotti il 30 agosto. E il 13 ottobre: «I sensi di colpa per non aver fatto abbastanza per i miei bambini, per non essere riuscita a salvarli, mi sta distruggendo. Quanto mai ho messo Alice a dormire di lato, quanto mai l’ho messa in culla. Quanto mai ho pensato a sistemare la casa mentre lei dormiva, quanto mai non l’ho controllata meglio. Perché diavolo mi son fatta la doccia?». Il dolore della perdita di Alice, sosteneva, l'aveva spinta a essere una madre perfetta per Mattia. «Ed è proprio per questo che avevo promesso a Mattia, il suo dolcissimo fratellino, che sarei stata sempre sveglia a controllarlo e cullarlo giorno e notte. E invece sono crollata dal sonno per ben 3 volte dopo il suo ricovero. E l’ultima volta è stato quando, poco dopo, se n’è andato tra le mie braccia».

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