mercoledì 14 aprile 2021

Susy, uccisa a coltellate dal marito davanti alla figlia. L'uomo scrive ai giudici: «Sono travolto dall'angoscia»


 


«Non passa giorno senza essere travolto dall'angoscia per ciò che ho fatto». 



Inizia così la lettera ai giudici d'Assise scritta da Gianluca Lupi, il 41enne di Milzano (Brescia) che l'8 maggio dello scorso anno aveva ucciso a coltellate la moglie, Zsuzsanna Mailat detta Susy, davanti alla loro primogenita.



L'uomo, attualmente in carcere e imputato nel processo per omicidio pluriaggravato, dal 2004 era sposato con Susy, di due anni più giovane di lui. La coppia aveva avuto tre figli: Caroline, 15 anni, Emily, otto anni, ed Ettore, tre. «Voglio rendervi partecipi della situazione familiare di crisi, senza intenti denigratori nei confronti della donna che ho amato tanto. Ancora oggi stento a crederci, sono sempre stato una persona rispettosa della legge, con pregi e difetti ma mai violento» - si legge nella lettera scritta da Gianluca Lupi - «Quando nacque Ettorino, affetto da una malattia rara, qualcosa tra me e mia moglie si incrinò. Io ero finito in depressione, lei era tornata molto cambiata da una vacanza nel 2019. Una sera la vidi in auto sotto casa con un uomo, un animatore. Mia figlia Emily mi disse che per uscire con lui in vacanza, la lasciava con i fratelli».

 






Sarebbe stata proprio quella sospetta relazione extraconiugale a scatenare una crisi irreversibile nella coppia. Nella lettera, Gianluca Lupi aggiunge: «Avevamo deciso di separarci e lei aveva trovato casa a Gottolengo, io le avrei pagato l'affitto ma volevo l'affidamento dei figli perché lei era dedita a una seconda gioventù, tra amici e discoteche. Spendeva anche la pensione d'invalidità di Ettorino, non solo i miei soldi. Lei non voleva lasciarmi i figli, reagì con calci e pugni, ho sempre subìto la sua indole violenta».





 

L'uomo ripercorre anche quanto accaduto la sera dell'8 maggio 2020. «Il giorno dopo avremmo incontrato l'avvocato e lei mi disse che mi avrebbe portato via i figli per sempre. In testa mi scattò come un interruttore» - scrive ancora Gianluca Lupi - «A un certo punto ho chiamato mia figlia perché chiedesse aiuto. Caroline non era lì con noi. Lo fosse stata, sarebbe stata la salvezza».
Le dichiarazioni dell'imputata sono però in contraddizione con la testimonianza della figlia più grande, l'unica ad assistere all'omicidio della mamma: «Quando sono scesa dal bagno ho visto mio papà di spalle. A terra la mamma, e sangue. Lui la colpiva con un coltello arancione. Anche in precedenza l’aveva minacciata e picchiata. Era certo che lo tradisse con un amico, in realtà omosessuale».

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