sabato 3 giugno 2023

Il bambino autistico «urla troppo, rumori molesti»: i vicini di casa diffidano la famiglia


 


Una diffida - ricevuta nelle scorse settimane - inviata da un legale per conto di alcuni vicini di condominio che lamentano una situazione di disagio e l'impossibilità di godere serenamente dei propri spazi domestici a causa delle «urla e rumori molesti» che arrivano dall'abitazione in cui vive un bambino affetto da autismo.



Destinataria dell'atto - come riporta 'il Resto del Carlino' nelle pagine nazionali e nel dorso di Reggio Emilia - una famiglia residente, da tre anni, in uno stabile di Casalgrande, nel Reggiano, composta da papà, mamma e due bambini: una di 4 anni e uno di 7 affetto da disturbo dello spettro autistico.



Come spiega il quotidiano la diffida spedita dall'avvocato - che assiste i condomini della famiglia, una coppia di pensionati e una giovane donna - rimarca, una «situazione di disagio che perdura da anni e anzi, vive alcune fasi di acutizzazione durante le quali risulta impossibile godere serenamente dei propri spazi domestici».



Inoltre, in aggiunta ai rumori e alle urla del bambino, il legale contesta che «si avvertono chiaramente anche le grida dei genitori, della madre in particolare, probabilmente ormai senza armi nella difficile battaglia contro questa patologia». A conclusione della diffida l'invito a «rivolgersi quanto prima al servizio sanitario al fine di richiedere assistenza qualificata».



Considerazioni, riporta 'il Resto del Carlino', che feriscono i genitori del bambino. «Dicono che non facciamo nulla per migliorare la situazione di nostro figlio e conseguentemente la loro, questo ci fa male. Uno dei nostri stipendi va alle terapie» per il piccolo. Poi, argomentano ancora, «viviamo con l'angoscia. Un figlio autistico è difficile da gestire, ma sapere di avere attorno persone che non si sforzano di capire ci tormenta ancora di più. Gli autistici attraversano spesso momenti di gravi crisi, è difficile anche per noi». La diffida, spiega l'avvocato dei vicini di casa, è arrivata dopo che gli stessi si erano rivolti all'amministratore dello stabile per un tentativo di incontrarsi con la famiglia del ragazzino e «dev'essere intesa come un'altra via per fornire suggerimenti per rendere più vivibile il clima condominiale».

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